Prima Ora | Notizie scuola del 14 maggio 2026

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14.05.2026

La vita nova del prof Corradini attraverso le lettere d’amore fa due liceali negli anni Cinquanta  

Questo è forse uno dei pochissimi libri che meriterebbe una attenzione particolare nelle prime classi dei licei, dopo gli sbandamenti infantili della secondaria di Primo grado. Una lettura in classe, in altre parole, rivolta ai ragazzi e alle ragazze che stanno per sbocciare, perché questa è per lo più l’età dei primi turbamenti amorosi, delle prime nostalgie erotiche, dei primi desideri passionali e pure delle gelosie, con sguardi sospettosi verso chi può rubare il sogno di un abbraccio, di un bacio, di un desiderio nascosto ma vibrante.

L’autore di questo singolare libretto è Luciano Corradini, professore universitario emerito, già sottosegretario al Ministero dell’Istruzione ed ex Presidente nazionale dell’UCIIM, l’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi, che alla veneranda età di 92 anni, ha avuto la delicata, tenera idea di mandare in libreria,  non già, come ormai molti ex docenti sono soliti fare, i ricordi cioè di scuola, gli eventi del loro tempo, gli accadimenti coi tic dei loro prof e compagni di banco ecc. ecc, ma un carteggio, una corrispondenza, un epistolario tra due ragazzi liceali, tra lui giovinetto, al suo primo invaghimento, e una sua compagna, Beatrice, anche lei immersa tra gli iniziali struggimenti di emozioni del tutto nuovi, mai avvertite ma sicuramente sublimi. Quei languori e quegli abbandoni che, in qualche modo, in letteratura si sono letti e studiati in classe, tant’è che il titolo di questo prezioso volume è: “Incipit Vita Nova. Carteggio d’amore di due liceali negli anni Cinquanta. Riflessioni sulla nostra famiglia e sull’educazione nella scuola di tutti”, Ars cooperativa naturae, 22,00 €.

E se già il titolo introduce al tema, col riferimento alla “Vita Nova” di Dante, col suo incontro, casuale ma sublime, con Beatrice, il sottotitolo riporta ai primissimi anni “50 del 900, quando neanche la Tv esisteva e dello smartphone solo qualcuno aveva, forse, l’idea. Ma riconduce pure agli anni del processo alla banda di Salvatore Giuliano, sulla breccia dal 1943 al 1950, ad Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio con una potente Democrazia Cristiana, al fortissimo Pci di Palmiro Togliatti, a Pietro Nenni che cercava di piazzare il Psi per non farlo sbranare dai comunisti. Erano gli anni della ricostruzione e del non lontano boom economico.

In questo ambiente storico-politico, con l’obbligo scolastico che si fermava in quinta elementare e con un patriarcato che risentiva ancora gli imperativi fascisti, mentre la  scuola navigava in piena riforma Gentile, proprio in quegli anni, quando le femminucce amavano stare con gli occhi bassi e avvicinarne una era impresa titanica, come trasportare un macigno, ecco sbocciare questo singolare quanto rarissimo, ma comune agli adolescenti di quegli anni, epistolario fra i nostri due liceali, Luciano e Beatrice, che non avendo altro modo di comunicare, di dichiarare il loro reciproci scompigli amorosi affidano al biglietto, al foglio di lettera o di quaderno, i loro sentimenti più profondi, più intimi, ma senza andare al di là delle più tenere espressioni, dei più poetici toni gentili e nobili, e in tutto segreto.

Perché questi amor amavano il privato, il nascondimento, l’intimo in modo che nessuno sapesse e in primo luogo i genitori.

Un triennio, raccontano allora queste lettere, di sogni e di speranze, quasi di ricerca di aiuto reciproco nel tentativo di capirsi e sostenersi, comprese le paure e gli smarrimenti.

Lettere che, leggendole oggi, si rimane in qualche modo impressionati, paragonandole al revenge porn fra scolaretti, alle chat sboccate e agli insultati, ai gruppi WhatsApp che si formano fra bande per accerchiare il più fragile, alle Blue Whale Challenge e così via.

Ma non solo, se fra 70 anni un emulo del prof Corradini volesse mandare alle stampe un similare carteggio, non avrebbe la materia prima, quei “pizzini” cioè, e magari profumati, strappati ai quaderni, perchè le mail, qualora i nostri giovani amassero ancora la lettera d’amore, ne hanno preso il posto e conservarle è difficilissimo, se non impossibile. E in ogni caso mancherebbe il tremolio della mano quando si scrive la parola “amore”, o quella lieve correzione per centrare l’aggettivo giusto e soprattutto il profumo diffuso, la fragranza umana, su quel foglio.

Per questo riteniamo che queste lettere siano una testimonianza, non solo di un tempo, delle mele o delle fanciulle in fiore, ma anche di un’epoca che aveva un modo di vedere e affrontare la vita, che verrà e il mondo che verrà, con più ottimismo, certamente, di quella di cui dispongono oggi i nostri ragazzi, ai quali in qualche modo esso è, se non negato, contratto, più rigido, più permaloso.

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