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Laurea honoris causa a studenti caduti contro il nazifascismo

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Il primo perse la vita nel campo di concentramento di Mauthausen, il secondo fu ucciso in combattimento in Montenegro contro l’esercito tedesco.
L’agenzia Dire, che ha diffuso la notizia, aggiunge pure che il titolo di studi è stato ritirato dal fratello di Sabbadini e dal nipote di De Bernardi, ricevuto dalle mani del rettore Dionigi.
“Allora c’erano macerie fisiche da ricostruire- afferma il rettore- oggi invece siamo alle prese con macerie morali”. E cita Erasmo da Rotterdam, per dire che “non dobbiamo cercare responsabilità nelle stelle o nelle religioni: le responsabilità dobbiamo trovarle dentro di noi”. Alla cerimonia ha partecipato il Senato accademico al completo, il preside della Scuola di Ingegneria, Pier Paolo Diotallevi, e i direttori dei Dipartimenti di Ingegneria industriale e Ingegneria civile, Gianni Caligiana e Francesco Ubertini, oltre ai rappresentanti di Comune e Provincia di Bologna, Regione, Carabinieri, Esercito e Guardia di Finanza.
Durante la cerimonia è intervenuto anche Luciano Casali, docente di Storia contemporanea dell’Ateneo, che ricorda come proprio la Facoltà di Ingegneria di Sabbadini e De Bernardi “fu costruita come fiore all’occhiello dal fascismo e che poi fu trasformata in una vergognosa prigione” dai repubblichini. Con la cerimonia di oggi, spiega Casali, l’Alma Mater rende omaggio ai suoi studenti “caduti non solo per combattere l’invasione del nazi-fascismo, ma per costruire un mondo migliore e per la nascita di un’Europa di tutti”. La consegna della laurea ad honorem, chiosa Casali, è dunque un gesto di “riconoscenza” per ricordare i caduti della Resistenza e per “confermare i valori della ricerca, dello studio e dell’apprendimento in piena libertà”.

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