Secondo Unioncamere, tra il 2025 e il 2029 le imprese avranno bisogno ogni anno di oltre 135 mila diplomati da percorsi professionali, con una carenza strutturale di circa65 mila unità l’anno, soprattutto in settori chiave come l’edilizia e l’agroalimentare.
Anche la Fondazione studi consulenti del lavoro, fa sapere che ogni anno mancano oltre 22 mila laureati in ingegneria, 14 mila in ambito economico e 7 mila in quello medico-sanitario.
“A fronte di un mercato del lavoro che richiede con urgenza figure tecniche e scientifiche le immatricolazioni continuano a crescere soprattutto nei corsi con minori sbocchi occupazionali”, così gli esperti che indicano quali sono, secondo le loro statistiche, le laure con scarsissime possibilità occupazionali: in testa troviamo psicologia, poi lettere e filosofia, scienze della formazione e arte e design.
Inoltre, pubblica Il Messaggero, i dati di AlmaLaurea confermano che le laure tecniche-scientifiche trovano subito lavoro: per ingegneria industriale il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è pari al 93,4% e al 92,6% per informatica. Al 79,8% per giurisprudenza, al 71,6% per lingue e al 68,7% per arte e design. Il tasso scende al 61,5% per l’area umanistica e al 60% per psicologia.
Nei corsi di educazione e formazione le donne sono il 93,8% degli immatricolati, mentre restano poco presenti nei percorsi tecnico-scientifici.
Non va meglio nella scuola secondaria: nell’anno scolastico 2024/2025 oltre il 51% degli studenti ha scelto un liceo, mentre gli istituti professionali, più aderenti ai fabbisogni occupazionali, si sono fermati al 15,4%, in calo del 19,3% rispetto al 2018/2019. Negli ultimi anni, tuttavia, gli interventi su orientamento e offerta formativa sono stati significativi.