“Le fiabe di nonna Licia: la nonna dall’occhio lungo”, Algra Edizioni, 13,00 €, di Rosaria Carbone, docente di lettere e impegnata nella diffusione della cultura anche attraverso il teatro, è uno di quei libri scritti apposta per rendere felici i bambini quando le ascoltano e pure i genitori quando le leggono ai figli; e persino pensato quasi intenzionalmente per rendere più piacevole il lavoro delle le maestre delle classi della Primaria, quando le propongono ai loro alunni, sia come lettura in classe sia come testo per casa.
Storie tenui, semplici, nella loro logica complessità, impreziosite dalle illustrazioni di Ida Andoni, alunna diligente e talentuosa, e trattenute da una singolare cornice, come nelle migliori tradizioni fiabesche e dunque dell’immaginario fantastico, caro ai bimbi.
Nonna Licia, dalla dolcezza infinita, ogni primo martedì del mese, alle 15,30, apre le ante della sua credenza e dal ripiano centrale prende un oggetto di una sua arcana collezione, fra bottigliette scolpite dalla salsedine, stelle marine, bambole, animali esotici, fate, mucche, un gallo che non canta più e perfino una statuetta di Napoleone.
E allora, lei, con la cura con cui si maneggiano gli oggetti preziosi, prende uno di questi cimeli e ne narra la storia nascosta, la passione che la circonda, gli affetti che custodisce alla nipotina che la va a trovare, tutti i martedì sempre all’ora stabilita, con l’affanno della curiosità e della gioia di sentire sempre nuove storie.
Sicuramente, la nonna, dall’occhio lungo, sa esattamente quando prendere un preciso oggetto, quando porlo tra le mani e narrarne le vicende che custodisce, in somiglianza delle conchiglie del mare che, appoggiandole all’orecchio, portano le nenie più antiche e più lontane sparse per il mondo.
E allora, ecco scorrere, lungo questo fantastico libro, dodici storie, quanti sono i mesi dell’anno, racchiuse appunto dentro la cornice rappresentata della prodigiosa credenza che le custodisce, come quella di Alì, o quell’altra della pernice Oceana o quell’altra ancora del lampione sorretto da una signorina, la Signorina Lampione appunto, costruito, forse “creato”, da mastro Andrea un po’ per sbaglio un po’ per magia sovrana, quella che ancora riesce ad affascinare il fatato mondo dei bimbi, ad attrarli prima dei trilli dello smartphone e prima ancora che altre realtà li afferrino.
Più che fiabe, sono racconti fantastici, adagiati tra i sentieri di sapienze tralasciate, in questi tempi alti, ma sempre presenti tuttavia dentro il vissuto di ciascuno, mentre uno stile sobrio, cadenzato dal ritmo dettato dalla metrica, rilascia nenie e canti pieni di pathos, dove perfino l’allitterazione e la rima danno forma e contenuto quasi di canta-storie.