Negli ultimi sei mesi, in Francia, sono stati presentati all’opinione pubblica e agli addetti ai lavori due studi che dimostrerebbero come gli stereotipi di genere in ambito scientifico siano più vivi che mai a scuola, dove si installano e radicalizzano subito, facendo sì che il divario matematico tra bambini e bambine esordisca già nella scuola primaria per rimanere poi irreversibile nel tempo: è evidente già dopo quattro mesi di scolarizzazione e tende a quadruplicarsi nel passaggio al segmento scolastico successivo.
È quanto emerge da “Rapid Emergence of Maths gender gap in first grade”, risultato di un’importante collaborazione scientifica tra l’Università ‘Paris Cité’ e l’Università di Harvard, che ha riunito ricercatori in scienze cognitive, matematica e intelligenza artificiale, pedagogia, economia e psicologia sociale e dello sviluppo. Questa ricerca interdisciplinare – come riportato da editorialedomani.it – è stata condotta su un campione di quasi tre milioni di alunni in Francia e costituisce un primato mondiale per la sua portata e per la ricchezza dei dati mobilitati.
I dati raccolti consentono da un lato di comprendere meglio i meccanismi di apprendimento e dall’altro di provare a intervenire. Già decenni fa, infatti, la ricerca in Didattica della matematica aveva evidenziato che le ragazze non sono “meno brave” e che qualsiasi forma di innatismo nell’apprendimento della disciplina non è altro che una credenza.
Lo studio citato è potente perché identifica con precisione il luogo, il momento e il contesto in cui nascono le disuguaglianze. L’analisi rivela che l’esposizione a un insegnamento formale della matematica a scuola può essere un fattore scatenante. Sebbene il divario tra le ragazze e i ragazzi in matematica sia indipendente dall’età o dalle dimensioni della classe, alcuni ambienti sembrano accentuare queste disuguaglianze: risulta, infatti, più marcato nelle scuole private e negli ambienti socio-economici favoriti. Un altro elemento significativo da registrare è emerso durante la pandemia da Covid-19: le scuole sono state meno frequentate e il divario in matematica paradossalmente si è ridotto. Questa osservazione rafforza l’ipotesi secondo cui il tempo di esposizione a scuola contribuisce ad aumentare le disparità.
Gli atteggiamenti degli insegnanti delle scuole primarie del campione possono aver contribuito a questa diffusione, interagendo in modo diverso con i ragazzi e le ragazze, trasmettendo l’ansia matematica prevalentemente alle ragazze, incoraggiandole maggiormente verso la lettura, rinforzando altresì la credenza che i maschi possano essere più portati e sminuendo le prestazioni positive delle ragazze riconducendole a una loro maggiore “diligenza”.
E a proposito di ‘diligenza’, citiamo un altro studio molto più recente, pubblicato in questi giorni, di cui ci parla il quotidiano “Le Monde “: due ricercatrici della Scuola di Economia di Parigi – Istituto delle politiche pubbliche, hanno voluto dimostrare, dopo avere spulciato 600.000 pagelle di alunni e alunne dell’ultimo anno di liceo scientifico durante quattro anni scolastici consecutivi, che gli stereotipi di genere, in ambito scientifico, non sono morti e non sono neanche in declino: nei giudizi le ragazze sono ‘serie’, ‘socievoli’, ‘diligenti’ e si ‘applicano’. I ragazzi sono ‘appassionati’, ‘brillanti’ e ‘intuitivi’. Questo accade più che altro nelle discipline che conducono alle professioni considerate più ‘maschili: matematica, fisica e chimica. Il fenomeno tende, invece, a non notarsi nelle altre materie cosiddette più ‘femminili’: lettere, lingue, scienze della terra…
Insomma, di strada da fare ce n’è ancora molta e non soltanto in Francia: secondo uno degli ultimi Rapporti pubblicati dall’UNICEF, le ragazze di tutto il mondo sono in ritardo rispetto ai ragazzi per le competenze matematiche, e tra le cause principali ci sono il sessismo e gli stereotipi di genere. Il rapporto “RISOLVERE L’EQUAZIONE: aiutare ragazze e ragazzi a imparare la matematica” presenta nuove analisi dei dati relativi a oltre 100 Paesi e territori. Il rapporto rileva che i ragazzi hanno probabilità fino a 1,3 volte maggiori di ottenere competenze matematiche rispetto alle ragazze. Le norme di genere e gli stereotipi negativi spesso sostenuti da insegnanti, genitori e coetanei sull’innata incapacità delle ragazze di comprendere la matematica contribuiscono a questa disparità. Ciò mina anche la fiducia delle ragazze in se stesse, rendendole inclini al fallimento, si legge nel rapporto.
“Le ragazze hanno la stessa capacità di apprendere la matematica dei ragazzi: ciò che manca loro è una pari opportunità di acquisire queste competenze fondamentali”, ha dichiarato il Direttore generale dell’UNICEF Catherine Russell. “Dobbiamo sfatare gli stereotipi e le norme di genere che frenano le ragazze e fare di più per aiutare ogni bambino ad apprendere le competenze fondamentali di cui ha bisogno per avere successo a scuola e nella vita”.