Non basta pensare che nella scuola tutto funziona al meglio solo perchè al suo interno operano anche esperti esterni: la formazione degli alunni deve essere affidata prima di tutto ai docenti e all’organizzazione assicurata dai dirigenti scolastici e dal personale Ata, che devono prendersi le loro responsabilità a pieno. Tutte le componenti sociali devono offrire il loro supporto e “adempiere al loro dovere e alla loro responsabilità”, ma prima di tutto è la scuola a dovere adempiere “al proprio dovere con i propri mezzi“. Ad affermarlo è Suor Anna Monia Alfieri, cavaliere al merito della Repubblica ed esperta di politiche scolastiche, nel fornire il proprio giudizio sulla pubblicazione del decreto sulle Nuove indicazioni del primo ciclo, a cui tiene tantissimo il ministro Giuseppe Valditara, ma anche come resoconto dell’esperienza vissuta ad Atreju, dalla quale dice di essere stata “piacevolmente colpita”.
“La scuola – scrive Adnkronos riportando le parole della Suora – forma le persone degli studenti, la scuola educa le persone degli studenti attraverso quello che ne costituisce il proprium, ossia i contenuti disciplinari. Non a caso, in modo pienamente condivisibile, l’insegnamento dell’educazione civica è stato reintrodotto” con le Nuove indicazioni nazionali “come insegnamento trasversale: tutte le discipline contribuiscono a pari titolo al raggiungimento degli obiettivi previsti per questo insegnamento”.
Secondo Suor Anna Monia Alfieri, “è importante questo passaggio, perché rappresenta una nuova assunzione di consapevolezza da parte della scuola di ciò che rappresenta per la società e di quali sono i suoi strumenti, del pari si tratta di una chiamata alla responsabilità per tutta la società. Infatti – sottolinea – la tendenza dei decenni scorsi di chiamare esperti di tutti i settori nel mondo della scuola era quasi un mezzo di deresponsabilizzazione per la società: c’è la scuola, a scuola ci sono gli esperti, tutto è a posto”.
“No, non è giusto che sia così – precisa Alfieri -: la scuola adempie al proprio dovere con i propri mezzi, ma anche le altre Istituzioni devono adempiere al loro dovere e alla loro responsabilità. Pertanto la cultura del rispetto presuppone la chiara percezione e la chiara consapevolezza della dimensione personale dell’educazione, -prosegue ancora Suor Anna Monia Alfieri- una dimensione che coinvolge le relazioni in un’ottica di responsabilità. E così il rispetto non sarà percepito come qualcosa che si apprende ma, come in realtà deve essere, la percezione di una dinamica connaturata in noi, anch’esso parte della legge naturale”.
Una presa di posizione, quello della Suora, che sembra quindi opporsi alla presenza a scuola dell’eccesso di figure esterne negli istituti scolastici, le cui conoscenze e competenze sembrerebbero non fornire alcun valore aggiunto alla formazione degli alunni.
Dopo avere citato don Milani, che a suo dire credeva in una scuola “in grado di dare ad ogni studente la sua parte, fare parti uguali tra diseguali”, Suor Anna Monia Alfieri ha aggiunto che “se vogliamo avere una reale scuola del merito e, quindi, di qualità, ciò significa che ogni studente, sentendosi protagonista del proprio percorso di apprendimento, deve essere posto nelle condizioni per poter sviluppare le proprie competenze e le proprie inclinazioni” e questo vale “dalla prima primaria alla classe quinta della scuola secondaria di secondo grado”.
“La scuola del merito implica inequivocabilmente le dimensioni della responsabilità e della corresponsabilità: responsabilità per sé stessi, studente e docente, corresponsabilità, fra docente e studente”, ha concluso Alfieri.