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20.08.2025

L’educazione civica a scuola sbarca anche in Europa: ecco dove

Anche nelle realtà europee considerate remote e meno interessate dalle cronache internazionali, è previsto l’arrivo di strategiche discipline già considerate di base negli altri paesi europei. Le tradizioni didattiche, per quanto differenziate, tendono specie nell’ultimo quinquennio alla standardizzazione: programmi trasversali ed unificati, discipline sempre più accessibili, digitalizzazione più frequente ed efficace. Tuttavia sembra che alcune realtà didattiche restino isolate, aggrappandosi alle proprie attitudini didattiche senza considerare i paesi circostanti, rendendo così assai complessa la spendibilità dei titoli acquisiti dagli studenti in altri contesti europei. Nei Balcani, ad esempio, solo ultimamente Serbia e Polonia iniziano ad introdurre, già da settembre 2025, l’Educazione Civica ed alla Salute, anche come insegnamenti differenziati. In Serbia ci si aspetta un autunno di riforme strutturali. Si tratta, in alcuni contesti, di una vera e propria rivoluzione, che mette al centro l’individuo e soprattutto il cittadino.

Reform 26: una speranza? 

Negli ultimi anni, la Polonia ha avviato una riforma profonda del sistema scolastico, nota come Reform-26, basata su un ampio lavoro di ricerca ed esperti e supportata da oltre 24.000 questionari e centinaia di incontri territoriali organizzati dall’Istituto di Ricerca Educativa (IBE PIB) . A partire dal 1° settembre 2025, la riforma introdurrà ufficialmente due nuove materie obbligatorie: educazione civica ed educazione alla salute, insieme a una revisione dell’educazione fisica per renderla più laboratoriale, descrittiva e attenta al benessere di studenti e insegnanti . In parallelo, in Serbia è stato approvato un prestito da 66,3 milioni di euro dalla Banca Mondiale per finanziare il progetto Inclusive Primary Education Improvement Project, che coinvolgerà circa 250.000 alunni tra aree rurali, comunità rom e studenti con disabilità, oltre a formare 20.000 insegnanti, creare infrastrutture inclusive e gestire una transizione verso un modello scolastico a tempo pieno (Whole Day School), con un forte focus sul benessere mentale e ambienti scolastici moderni e sostenibili.

L’Educazione Civica in Italia: da disciplina “aggiuntiva” a tassello di formazione

In Italia, l’educazione civica ha una lunga storia: introdotta per la prima volta nel 1958 durante il governo Moro, è stata soggetta a varie modifiche sino alla reintroduzione nel 2019 come materia obbligatoria con almeno 33 ore annue, integrando Costituzione, cittadinanza digitale e sostenibilità. L’educazione alla salute, sebbene non ancora una disciplina autonoma, è stata promossa attraverso progetti ministeriali volti a diffondere la cultura della prevenzione, dell’alimentazione sana e del benessere psicofisico. Questo percorso ha contribuito a risultati solidi nei test Invalsi, in cui la primaria italiana mostra buone performance in lettura e comprensione, a dimostrazione dell’efficacia di un approccio educativo coerente nel tempo. La disciplina, ora, sta divenendo sempre più centralr rispetto al passato, quando veniva considerata come “accessoria”. Rispetto alla Polonia e alla Serbia—dove l’introduzione o il potenziamento dell’educazione civica e sanitaria rappresenta parte di riforme recenti e, a volte, contestate—l’esperienza italiana offre un esempio di continuità e consolidamento, con discipline ormai radicate e riconosciute come componenti chiave del curriculum per la formazione di cittadini consapevoli.

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