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30.10.2025

L’educazione sessuale a scuola per fermare l’aumento preoccupante delle malattie veneree tra i giovani

L’educazione sessuale a scuola? Nelle incertezze dentro cui si naviga, l’unica certezza riguarda il fatto che venga impartita, se lo sarà mai, da personale dalla riconosciuta competenza. In altri casi, la cura sarà peggiore della malattia stessa.

E questo principio lo conoscono bene molti Stati membri dell’UE, dove questa materia è obbligatoria: in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998 e qui l’educazione sessuale è gestita da professionisti, da figure esperte e qualificate.

Ciononostante, tuttavia, sembra che tale disciplina non sia servita a prevenire la violenza di genere in queste Nazioni, considerato che l’Italia, ad esempio, sarebbe il secondo paese europeo con il minor numero di femminicidi in rapporto alla popolazione. 

Dunque, secondo alcuni osservatori, l’educazione sessuale- affettiva a scuola non sarebbe fondamentale per limitare i femminicidi o le violenze di genere, ma per frenare l’aumento preoccupante delle infezioni sessualmente trasmesse sia a livello europeo che nazionale tra i giovanissimi.

Secondo i dati condivisi dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2022 per la clamidia sono stati segnalati 993 casi (rispetto agli 800 del 2019, +25 %), con una prevalenza particolarmente elevata tra le ragazze under 25: circa il 7 %, contro l’1 % nella fascia sopra i 40 anni. Parallelamente, anche le altre malattie veneree come la gonorrea e la sifilide registrano incrementi netti: la prima è aumentata del +50 % tra il 2021 e il 2022, la seconda del +20 %.

Un allarme scatta ora anche nella fascia tra i 12 e i 17 anni, nella quale si registrano casi di clamidia, gonorrea e persino HIV tra ragazzi e ragazze che dichiarano di non aver quasi mai usato protezioni.

Tra i fattori che contribuiscono all’incremento di tali malattie, il mancato uso del preservativo tra gli adolescenti. Uno studio internazionale HBSC‐ISS mostra che a 17 anni solo il 65,9 % dei maschi e il 56,8 % delle femmine dichiarano di aver usato il profilattico nell’ultimo rapporto sessuale. In più, una parte consistente degli adolescenti ritiene di essere già ben informata, ma  dimostrando invece scarsa consapevolezza. Si pensi infatti che solo il 3 % ammette di non sapere nulla sull’argomento, mentre il 60 % crede di essere molto preparato.

Inoltre, la gran parte dei ragazzi, ma anche degli adulti, non sa che infezioni, come la clamidia, sono asintomatiche in tre casi su quattro e dunque si possono trasmettere senza saperlo, aumentando la circolazione silenziosa dell’infezione. I dati recenti mostrano come gli under 25, e persino gli adolescenti più giovani, siano sempre più coinvolti. E ancora, ci sarebbe in corso una sorta di incremento sensibile di infezioni per la gonorrea: il 31% in più rispetto al 2022, ma soprattutto un aumento del 300% rispetto al 2014, così come i casi di sifilide registrati: il 13% in più rispetto al 2022; +100 per cento rispetto al 2014.

“Ma con informazione, consapevolezza, uso delle protezioni e accesso ai controlli si può invertire la tendenza. Per tale motivo, considerato appunto che l’aumento delle infezioni tra i giovani rappresenta anche un segnale di comportamenti sessuali a rischio, educatori, pediatri, associazioni di genitori, chiedono di considerare l’implementazione al più presto a scuola dello studio dell’educazione sessuale ed affettiva. È infatti fondamentale offrire informazione chiara, neutra e adeguata all’età, sulla sessualità, sulle protezioni e sul rispetto reciproco”. Difronte a questi dati, pensare ancora di dilazionare o contorcere o avviluppare senza risolvercelo, il problema dell’educazione affettiva nelle scuole, adducendo pure condizioni particolari, come appunto il cosiddetto  “consenso informato”, appare esiziale per la popolazione studentesca, mentre si dimostra pure che la questione è di esclusivo tenore ideologico su tutto il fronte, compresa la grottesca scusa dell’indottrinamento gender.  

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