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27.10.2026

Legge di Bilancio 2027, il 28 ottobre in Cdm. Pensione a 64 anni, le misure: per la scuola poche briciole?

Palazzo Chigi, sede del Consiglio dei ministri

Legge di Bilancio 2026, il tempo stringe: com’è noto, l’iter per la Manovra, come ogni anno, è già iniziato, in vista dell’approvazione entro il 31 dicembre. La manovra sarà di 23,5 miliardi: è questa la cornice finanziaria disegnata dal Documento programmatico di Bilancio che il Governo ha inviato la notte tra il 14 e il 15 ottobre, a Bruxelles. 

Le parole di Giorgetti

Dopo la sintesi tra i partiti e la mediazione ancora in corso con Bruxelles, il ministro Giancarlo Giorgetti, come riporta La Repubblica, assicura che le proposte verranno finalizzate “entro questa sera” e si andrà in consiglio dei ministri “domani mattina”.

Secondo fonti parlamentari, un nuovo vertice tra i leader della maggioranza si è tenuto intorno all’ora di pranzo. Qualche nodo ancora rimane però, per stessa ammissione del titolare del Mef, visto che “le richieste sono tantissime e le proposte che arrivano sono molto al di sopra di quelle che sono le disponibilità”.

“Credo che alla fine avremo dato una risposta alle cose più importanti, più urgenti. Certamente non avremo fatto tutto, ma avremo fatto quello che è possibile, anche rispetto agli enti locali e alle Regioni con i quali ci siamo confrontati”, queste le parole di Giorgetti.

Le misure principali

Un intervento che mette d’accordo tutti gli alleati di governo è quello sulla detassazione per i più giovani. Tra le ipotesi, una mini Irpef per gli under 30 fino a un determinato livello di reddito, ancora da individuare, mentre il taglio delle tasse fino ai 60mila euro non ha le coperture. Dovrebbero passare le misure di Fdi su una flat tax al 5% sui redditi dei neoassunti, oltre alla conferma nel 2027 del prelievo al 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali.

Proposte che vanno incontro anche alle richieste della Lega, che però preme maggiormente su altri due fronti: la flat tax, che verrà estesa ai ricavi fino a 100mila euro, e la nuova quota 100 con uscita anticipata con 64 anni di età e 36 di contributi, anche per chi ha cominciato a lavorare prima del 1996. La formula individuata è quella di un fondo ad hoc che stanzia circa 1 miliardo, senza entrare nel dettaglio dell’erogazione.

Per quanto riguarda la sanità, oltre al miliardo stanziato lo scorso anno il Fondo non verrà ampliato ma sembra più vicina al via libera la proposta di Forza Italia di una card da 300-500 euro per le spese mediche degli over 75 con redditi bassi.

In manovra entra anche l’esenzione per il bollo auto: Forza Italia vuole ampliarlo a tute le prime vetture, FdI propone di estenderla alle auto fino a 160 kilowatt delle famiglie con almeno quattro figli, di cui uno minorenne. Per quanto riguarda le coperture, la voce principale è il contributo delle banche e assicurazioni.

E la scuola?

A quanto pare non ci saranno molte risorse per la scuola.

“È profondamente preoccupante che si stia preparando una manovra che non guarda al futuro. Una legge di Bilancio che- temiamo – non investirà in istruzione, cultura e ricerca, compiendo una scelta contro le prossime generazioni e contro la capacità del Paese di crescere”. Lo dichiara la responsabile Scuola del Pd, Irene Manzi, deputata e capogruppo dem in commissione Cultura.

“Gli studenti – aggiunge l’esponente dem – sono in piazza da giorni per chiedere il diritto allo studio, affitti accessibili, scuole e università finanziate adeguatamente. Sono richieste legittime, concrete, urgenti. Il governo risponde con una manovra che per stessa ammissione del ministro Giorgetti si limiterà a tamponare le urgenze, senza una visione di lungo periodo. È la dimostrazione di una miopia politica che pagheremo cara negli anni a venire. Un Paese che non investe nella scuola, nell’università, nella ricerca e nella cultura – conclude Manzi – rinuncia a costruire il proprio futuro.

I tagli all’istruzione di questi anni, la mancanza di risorse strutturali per il diritto allo studio non sono risparmi, sono debiti che stiamo scaricando sulle nuove generazioni. Il Partito Democratico si batterà in manovra per rimettere scuola, università e cultura al centro delle priorità del Paese, perché senza di esse non c’è né crescita né equità”.

Cosa dice il documento

Il Governo, a quanto si legge nel documento, pone “al centro della politica di bilancio la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili, nonché il sostegno alle imprese e gli investimenti”. A famiglie e welfare saranno destinati circa 5 miliardi e alle imprese 3,5. 

La Manovra punta inoltre al “finanziamento degli investimenti strategici e infrastrutturali, quale leva per sostenere la crescita e rafforzare la capacità produttiva del Paese. In tale ambito, gli interventi in materia di sicurezza energetica saranno orientati al rafforzamento degli investimenti sulla rete ferroviaria e al potenziamento delle infrastrutture pubbliche, con particolare riferimento a scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici”.

La risposta di Giorgetti

Il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti aveva rassicurato: nessun taglio alla scuola e alla sanità nonostante l’aumento delle spese militari. Questo il messaggio lanciato lo scorso 22 luglio, alla Camera dei Deputati, durante il question time.

“L’affermazione per cui la spesa in difesa non sarebbe conciliabile con il raggiungimento di altri obiettivi di policy deve essere smentito sulla base sia della corretta perimetrazione degli interventi e del relativo riparto su un arco temporale pluriennale, sia per il possibile ricorso a strumenti di flessibilità nei limiti consentiti dal vigente quadro di riferimento europeo”, ha detto rispondendo all’interrogazione di Avs, come riportato da Fanpage.

“Mi riferisco – ha sottolineato – non tanto al tema Safe, che è e resta un prestito, quanto alla possibilità di valutare di richiedere la clausola di salvaguardia nazionale, che dovrà essere assunta a livello parlamentare. L’Italia ha ottenuto la possibilità di utilizzare la flessibilità non solo per il settore della difesa ma anche per quello dell’energia. Così che si potrebbe ottenere una deviazione dal sentiero di spesa netta raccomandato, effettuando spesa aggiuntiva senza effettuare tagli ad altri voci del bilancio dello Stato come educazione e sanità”.

“Il Governo – ha rimarcato – non intende in alcun modo ridurre spese per l’educazione e la sanità per finanziare la difesa, tanto è vero è che qualora il parlamento concedesse la possibilità di aumentare le spese per la sicurezza e la difesa dovrà deliberare uno scostamento di bilancio”.

Le parole di Valditara

“Abbiamo e sicuramente già immaginato ulteriori stanziamenti“: a dirlo è stato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, rispondendo ad una domanda sulla proposta di Confindustria di dare continuità alla spinta fornita dal Pnrr sul tema delle competenze e della formazione.    

A margine dell’Education & Open Innovation Forum di Confindustria, il titolare del Mim ha annunciato che in generale, per l’Istruzione, “nella Legge di bilancio” di fine anno conta “di avere ulteriori risorse”. Al momento, tuttavia, i finanziamenti contenuti nella Manovra di fine anno, per la scuola non andrebbero molto oltre quelli relativi all’edilizia scolastica, grazie anche a corposi avanzi di economie degli anni passati.

Nelle prossime settimane, quindi, il numero uno del ministero dell’Istruzione dovrebbe tentare di convincere i parlamentari di maggioranza, ma soprattutto il collega leghista Giancarlo Giorgetti sulla necessità di dare linfa ad un settore, la scuola, che per migliorare la sua organizzazione ha estremo bisogno di risorse aggiuntive. Le possibilità che ciò accada non sono alte: gli spazi di ampliamento della Manovra, infatti, una volta recepite le osservazioni da Bruxelles, sembrano ad oggi davvero ridotti.

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