Home I lettori ci scrivono Lettera – Appello “Lo spettro della Dad”

Lettera – Appello “Lo spettro della Dad”

CONDIVIDI
  • Credion

Siamo genitori e insegnanti e la lettera inviata al Prefetto dall’Ats il 27/12 u.s., in cui si chiede di valutare da parte delle amministrazioni locali l’opportunità di sospendere la didattica in presenza in tutte le scuole sarde  di ogni ordine e grado per l’intero mese di gennaio, ci preoccupa non poco.

Comprendiamo l’apprensione per il nuovo aumento dei contagi e anche le necessità logistiche che spingono in questa direzione, ma d’altra parte non possiamo accettare che la scuola sia, per la terza volta in altrettanti anni scolastici, l’incudine di ogni martello.

Icotea

La Sardegna resta una delle regioni italiane con la minore incidenza tanto di contagi quanto di occupazione dei posti ospedalieri. In questo contesto la cessazione delle attività didattiche in presenza appare piuttosto affrettata e inopportuna, a maggior ragione se si considera che tutte le restanti attività sono aperte: gli studenti non andrebbero a scuola, eppure potrebbero continuare a mantenere assiduamente (e forse più) quei contatti sociali che il ricorso alla didattica a distanza vorrebbe ridurre. 

Allo stesso tempo non si può ignorare il crescente problema della dispersione scolastica nella nostra Regione, problema che è stato acuito da questi ultimi due anni “a singhiozzo”. Il ritorno a scuola in presenza ha significato per moltissimi studenti sardi un ritorno alla vita dopo che sono stati chiesti loro continui sacrifici. Non soltanto il Ministero dell’Istruzione è stato molto chiaro nel sottolineare, già da settembre, la necessità di svolgere la didattica in presenza, ma gli insegnanti hanno potuto osservare quanto questi due anni siano stati un danno considerevole dal punto di vista didattico. I primi tre mesi dell’anno scolastico hanno permesso di recuperare situazioni didattiche ed emotive che si erano fatte fragili e un’ulteriore chiusura oggi significherebbe ricominciare da capo. Senza considerare che quelli a venire saranno mesi cruciali per molti studenti che si accingono a scegliere, a fine ciclo, la scuola successiva, un passaggio da fare in serenità e con gli istituti funzionanti a pieno regime.

Le ragioni già esposte trovano, inoltre, conforto nella recente normativa che considera eventuali provvedimenti di chiusura come “extrema ratio”: 

1)il Decreto legge 6 agosto 2021, art. 1 comma 4, stabilisce chiaramente che la scuola deve svolgersi prioritariamente in presenza, in quanto attività essenziale, e che governatori e sindaci possono derogare per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione, e solo in ragione di circostanze eccezionali e straordinarie dovute all’insorgenza di focolai. In tal caso estremo, i provvedimenti devono essere motivatamente adottati, sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, in particolare con riferimento al loro ambito di applicazione. Questa norma viene confermata anche dall’ultimo decreto di Natale, dove la didattica in presenza e il rientro a fine vacanze natalizie continuano ad essere considerati una necessità inderogabile.

2)Il Decreto del 24 dicembre 2021 prevede una spesa di 9 milioni di euro per il tracciamento dei positivi al covid – 19 nelle scuole di ogni ordine e grado. 

A ciò si aggiunga il 95% di popolazione scolastica vaccinata: il 100% dei docenti dal 15 dicembre e quasi la totalità della popolazione studentesca di scuola secondaria di II grado, con le vaccinazioni dei più piccoli in corso. Inoltre lo stesso Decreto di Natale riduce o addirittura annulla i tempi della quarantena nei vaccinati con doppia e tripla dose, e infine le scuole sono ormai chiuse da dieci giorni per la pausa delle vacanze natalizie, dunque pensare di non riaprirle, considerandole ancora una volta ingiustamente lazzeretti nell’era covid, ci pare qualcosa di inaccettabile. 

Sarebbe quindi necessario, finalmente, dopo due anni di promesse e parole, cambiare prospettiva e, piuttosto che chiudere per prima la scuola, pensare che debba essere, invece, l’ultimo presidio a restare chiuso.

Lo dobbiamo a un’intera generazione.

Giorgia Loi, Maurizio Cocco, Lucia Diana, Damiano Danilo Rutigliano, Carlo Di Bella, Michela Relli, Pier Nicola Granella , Fabrizio Agus, Mauro Badas, Barbara Guardo.