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Lettera Docenti al Presidente della Repubblica

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Ill.mo Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella,

Siamo docenti di ruolo e docenti precari della Scuola Pubblica Italiana, membri di diversi gruppi, collegati in rete e in presenza, tra cui “Professioneinsegnante”, “La scuola pubblica non deve finire”, “Docenti immobilizzati”, “Docenti uniti: no al Ddl scuola” e altri. In questi ultimi mesi, stiamo patendo uno stato d’animo tormentato, angustiato e frustrato per la proposta di Riforma Scolastica di cui si attendono gli esiti Parlamentari. Ci appelliamo a Lei affinché possa passare in rassegna il testo e ravvisarne gli evidenti tratti di incostituzionalità che andrebbero a ledere in maniera definitiva e drastica la scuola della Repubblica. Il nostro è un urlo accorato, un urlo di dolore, un urlo dal “basso”, di professionisti e lavoratori che prefigurano uno scenario clientelare, aziendalistico, privatizzante dell’Istituzione stessa che rappresentiamo.

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A tal proposito, certi della Sua comprensione, ci permettiamo di segnalarLe, in tal sede, alcuni tra i punti più critici del provvedimento. Conferire ai dirigenti il potere di scelta dei docenti, istituire albi regionali di docenti precari e di ruolo violerebbe i diritti acquisiti dai medesimi e violerebbe l’art. 33 Cost. e del relativo principio in esso contenuto, secondo il quale “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La libertà d’insegnamento, del pari, significa possibilità per il docente di scegliere il mezzo con cui manifestare il proprio pensiero, le teorie che intende professare e, soprattutto, il metodo di insegnamento. E’ evidente che questo principio non potrebbe essere rispettato nel momento in cui, come pretende la riforma, si va ad aumentare la discrezionalità del dirigente scolastico il quale, nella formazione della sua “squadra”, potrebbe scegliere un docente rispetto ad un altro per criteri meramente soggettivi (un docente che ha un metodo o delle convinzioni politiche rispetto ad un altro). In tal modo verrebbero meno quei criteri oggettivi e di merito che dovrebbero improntare il rapporto del pubblico impiego, soprattutto in un settore così delicato poiché formativo di persone e cittadini qual è quello della scuola. Non solo. Verrebbe meno, in questo modo, il principio di imparzialità e di buon andamento che dovrebbero connotare l’azione della P.A. L’art. 97 Cost., riguardo a ciò, recita che l’attività della Pubblica Amministrazione deve avvenire in modo imparziale. Il che non significa assenza di orientamento, perché non è esclusa per la P.A. la possibilità di esprimere valutazioni discrezionali circa interessi diversi, ma ciò deve essere fatto nell’osservanza della legge, salvaguardando i soggetti coinvolti da possibili discriminazioni. Il principio di imparzialità, tra l’altro, non si applica solo alla attività della amministrazione (divieto di discriminazione), ma anche alla sua organizzazione: infatti il concorso pubblico serve anche per evitare il formarsi di una burocrazia politicizzata. Pertanto, se il Ddl diventasse legge contrasterebbe con i principi del buon senso e del buon andamento che sono contenuti nella Carta Costituzionale.

La scuola non è un’azienda e, per la sua stessa natura di “comunità”, necessita di una governance partecipativa e non verticistica. Si parla di maggiori poteri dei dirigenti scolastici e si dimentica che costui è a capo di un’istituzione che eroga un servizio di istruzione, formazione, educazione. “I dirigenti scolastici diventano leader educativi con strumenti e personale adeguati per il miglioramento dell’offerta formativa” leggiamo nei comunicati governativi. Si parla di preside-sindaco. Avrà la facoltà di scegliersi lo staff, di nominare i docenti mentori, di presiedere il nucleo di valutazione, di gestire con chiamata diretta l’organico. Ma a chi risponde del suo operato? Chi controlla e garantisce dagli abusi? Si ha l’impressione che tutto questo non farà altro che minare la collaborazione all’interno del corpo docente, tratto essenziale per la buona riuscita del rapporto apprendimento-insegnamento. Ma allora che senso ha avuto espletare la consultazione con i cittadini, i docenti e i dirigenti scolastici nei mesi precedenti al varo del Ddl se ha portato alla formulazione di un testo che presenta chiari profili di incostituzionalità?

Per concludere, Le chiediamo di dare voce alle nostre voci, di dare voce ai lavoratori della scuola. Inoltre, le chiediamo un’udienza a cui potremmo inviare una stretta e scelta delegazione di docenti per poter conferire a riguardo.

Alleghiamo alla presente un foglio di firme che è meramente rappresentativo e non assolutamente esaustivo: esso è circolato per brevissimo tempo poiché ci premeva subitaneamente comunicare con Lei.

Certi di una Sua gentile risposta,

Le porgiamo distinti saluti e Le auguriamo buon lavoro.

 

Gruppo Facebook “Professioneinsegnante” (33.500 membri)

Gruppo Facebook “La scuola pubblica non deve finire” (13.100 membri)

Gruppo Facebook “Docenti uniti: no al ddl scuola” (2590 membri)

Gruppo Facebook “Docenti immobilizzati” (3582 membri)

Gruppo Facebook “Dignità docenti” (600 membri)

Gruppo Facebook “Insegnanti in movimento” (1100 membri)

Associazione “Insegnanti in movimento” (270 membri)