Prezzi in crescita, poca concorrenza, ostacoli al mercato dell’usato e sconti limitati: è il quadro delineato dall’Antitrust sull’editoria scolastica come riportato dal Corriere. I primi risultati di un’indagine conoscitiva confermano ciò che molte famiglie già percepiscono ogni anno all’inizio della scuola.
A dominare il mercato sono solo quattro case editrici (Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola), che insieme detengono l’80% delle vendite. Un settore stabile e poco aperto all’ingresso di nuovi attori, dove l’introduzione del digitale non ha portato i benefici sperati: il 95% delle classi utilizza ancora la versione cartacea insieme all’e-book, quest’ultimo concesso in licenza e non rivendibile.
Le nuove edizioni si susseguono rapidamente – circa il 10% ogni anno – e questo, unito al cambio frequente dei libri adottati (oltre il 35% nei passaggi di ciclo), frena la circolazione dei testi usati. Il valore del mercato dell’usato, infatti, si stima intorno ai 150 milioni, cifra modesta rispetto agli 800 milioni del settore complessivo.
A pesare anche il tetto massimo di sconto fissato per legge al 15%, nato per proteggere le piccole librerie, ma che finisce per penalizzare i consumatori. La spesa media teorica per studente si attesta oggi sui 580 euro alle medie e ben 1250 alle superiori, con aumenti più marcati al Sud.
Nonostante il calo della popolazione scolastica (-7% dal 2019), i ricavi del settore sono cresciuti del 13% in dieci anni, soprattutto a causa del rincaro dei prezzi. Un andamento che contrasta con la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie.
L’Autorità Garante invita ora le aziende coinvolte a presentare osservazioni entro settembre. L’obiettivo? Individuare soluzioni strutturali per un sistema che, al momento, grava ancora troppo sulle tasche delle famiglie italiane.