Dalla professoressa Elisabetta Giustini riceviamo e pubblichiamo
Non dividiamoci anche su questo!
Un Paese può dividersi su molte cose. Non quando sono in gioco le sue frontiere, la dignità delle persone e il suo futuro. Non può permettersi di dividersi mentre altri decidono alle sue frontiere, i trafficanti decidono sulle vite e il Mediterraneo continua a presentare il conto delle nostre esitazioni.
La crisi migratoria non nasce oggi. È il risultato di anni di politiche europee incerte e di demagogie contrapposte. Per questo bisogna uscire dalla falsa alternativa tra accogliere e respingere La vera alternativa non è tra accoglienza e chiusura. È tra un’immigrazione governata dalla politica e un’immigrazione governata dai trafficanti.
È su questo terreno che il Governo ha scelto una strada difficile e inevitabilmente controversa: contrastare le partenze irregolari, intervenire nei Paesi di origine e di transito e, contemporaneamente, costruire canali di ingresso legali.
Perché l’Italia ha bisogno anche di immigrazione. Ma ha bisogno di un’immigrazione regolare, programmata, accompagnata dal lavoro, dalla conoscenza della lingua, dalla scuola, dal rispetto delle leggi e da una vera possibilità di integrazione.
L’integrazione non nasce dal disordine. Nasce dalle regole. È questa una delle idee più concrete del Piano Mattei e della politica promossa dal ministro Valditara nel Nord Africa: portare formazione tecnica e professionale, ITS Academy e imprese nei Paesi di origine, costruendo competenze prima della partenza. In Egitto, al “Villaggio Italia” del Cairo, sono stati coinvolti 48 ITS Academy e 7 istituti scolastici, con la collaborazione di Confindustria.
Le associazioni di categoria e le imprese diventano così parte essenziale del progetto: indicano i profili professionali necessari, partecipano alla formazione e possono costruire concrete opportunità occupazionali. Questa è la vera differenza tra subire l’immigrazione e governarla.
Chi arriva in Italia non dovrebbe essere destinato al lavoro nero, allo sfruttamento o alla marginalità. Dovrebbe arrivare con una competenza, una conoscenza della lingua e delle regole, una prospettiva professionale e civile. L’integrazione non comincia allo sbarco. Comincia prima della partenza. Su una politica che tiene insieme sicurezza, legalità, formazione e dignità della persona un Paese dovrebbe riuscire a ritrovarsi.
Non per fare quadrato intorno a un Governo. Per fare quadrato intorno all’Italia. Roma,