Home Politica scolastica LIP: un’alternativa al Piano Renzi? I promotori ne sono convinti

LIP: un’alternativa al Piano Renzi? I promotori ne sono convinti

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A Marina Boscaino, insegnante, giornalista, ma soprattutto fra i più convinti sostenitori e promotori della LIP abbiamo fatto qualche domanda per capire come sta procedendo la “campagna” per la diffusione della proposta di legge che peraltro è già stata depositata da tempo in Parlamento.

Da diversi mesi il Comitato per la Scuola della Repubblica sta lavorando per diffondere in tutta Italia la proposta della LIP che adesso è anche approdata in Parlamento.
Pensate di avere raggiunto un consenso sufficientemente ampio?


Marina Boscaino

E’ evidente che il consenso non è mai sufficientemente ampio da farci sentire completamente soddisfatti del risultato raggiunto, soprattutto se si considerano le forze schierate in campo: da un lato la maggior parte dei media, tutti i siti istituzionali, indirizzari articolati attinti dal Miur, passaggi continui in ogni Tg che scandiscono l’azione del Governo. Dall’altra un manipolo agguerrito ma limitato di volenterosi, forti del proprio studio e della propria determinazione, ma vincolati  alla forza dei social network e al proprio volontariato: elaborazione di articoli e documenti, assemblee, convegni, incontri in giro per l’Italia. Tutto sulle nostre proprie forze, economiche, fisiche e psicologiche. Detto questo il risultato è piuttosto apprezzabile, se pensiamo che la Lipscuola è oggi molto più conosciuta di quanto lo fosse un anno fa, quando abbiamo deciso di rilanciarla.

La puntata di Presa Diretta di qualche giorno fa vi ha dato un aiuto consistente

Marina Boscaino
Diciamo che non è stato un caso che la trasmissione di Iacona, PresaDiretta, abbia deciso di occuparsi di noi. Ma la stessa trasmissione è la concretizzazione di ciò che dicevo prima: sono bastati quei 20 minuti di servizio per raggiungere molte più persone di quante se ne siano raggiunte attraverso in un anno molto intenso di lavoro serio. E’ per questo che ringraziamo Riccardo Iacona e tutta la redazione, che hanno dato alla Lip scuola un’opportunità che diversamente non avrebbe avuto.

L’adesione della FLC rafforza la proposta della LIP?

Marina Boscaino
Si tratta indubbiamente di un fatto politicamente significativo. E’ evidente che un sindacato – per sua stessa natura – tiene dentro anime ed esigenze differenti e non sarà semplice farle convergere. Ma l’adesione dimostra anche quanto il nostro lavoro sia stato produttivo, soprattutto se si pensa alle “regole di ingaggio” che configurano il “metodo Lip”: il confronto e la condivisione come metodo di lavoro che portò alla redazione del testo nel 2006 sono ancora alla base del nostro modo di agire, per esempio, rispetto all’attualizzazione che necessariamente andrà fatta – e si sta facendo – del testo. Stare con noi significa stare a queste modo di procedere. Alla prova dei fatti vedremo se e quando l’Flc sarà davvero in grado di intervenire. Ma, per il momento, mi sembra che sia importante sottolineare la sensibilità che il più grande sindacato italiano ha avuto nei confronti della nostra proposta e dei principi – quelli della Costituzione – che la animano.

Per essere realizzata, la proposta richiede un investimento pari al 6% del PIL.
In realtà secondo l’ultima versione del DEF prevede che la spesa per la scuola non possa comunque andare al di là del 4%.Come pensate che si possa superare questo scoglio?


Marina Boscaino
La soglia del 4% è fissata in relazione a quanto contemporaneamente si è deciso di investire in altri settori; penso che in un momento di crisi economica come l’attuale ci sia la necessità di individuare delle priorità di spesa. Il governo attuale, in perfetta sintonia con chi lo ha preceduto negli ultimi 20 anni, continua  a ritenere prioritario l’investimento in grandi opere e nel settore militare, in questo offrendo la sponda alle grandi imprese (spesso multinazionali e altrettanto spesso dal comportamento finanziario poco limpido, se non in odore di mafia), ma certo non garantendo investimenti sufficienti in welfare e cultura.
Voglio ricordare che la determinazione del 6% del Pil non è un dato casuale: si tratta della media di investimento dei Paesi europei; realtà molto simili alla nostra hanno percentuali di investimento quasi doppie del 4%. Il governo deve decidere  a cosa dare priorità nelle manovre economiche: riteniamo che l’investimento nell’istruzione sia l’unico che possa assicurare un futuro migliore al nostro Paese; ovviamente non pensiamo che il cambiamento debba essere immediato, ma se mai non cominceremo ad invertire la tendenza, mai avremo risorse stabili sufficienti per garantire un adeguata copertura a quello che è un obbligo costituzionale.