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26.10.2026
Aggiornato alle 18:35

L’Occidente è la Stella Polare, ma è davvero un’entità compatta e unitaria contro il resto del mondo? Un consiglio di lettura per il ministro Valditara (e non solo)

Il prof. Luciano Canfora, filologo classico, grecista, storico e saggista

So bene che il ministro Valditara è uomo di cultura; è professore ordinario di diritto romano e diritto dell’antichità e quindi è lecito pensare che, quando sostiene certe tesi, lo faccia non per ignoranza ma per presa di posizione ideologica. Uso qui la parola “ideologia” nella sua accezione negativa, quando essa, invece di puntare ad una fondata interpretazione delle cose, ne offre una visione a nostro parere tendenziosa, atta a sostenere il proprio punto di vista senza curarsi troppo della realtà dei fatti.

   Sempre a nostro avviso, un uomo colto qual è Giuseppe Valditara, non dovrebbe parlare a cuor leggero di “valori occidentali nati ad Atene, Roma e Gerusalemme”, che sono quelli che la nostra scuola dovrebbe propagare. Perciò, mi permetto di consigliare al ministro – e so che di certo non ha bisogno dei miei consigli, ma provo comunque, in nome di quel dialogo che mai dovrebbe essere interrotto, soprattutto tra persone che la pensano in modo diverso – di leggere un breve testo di un intellettuale che certo non gli è inferiore per cultura e la cui conoscenza del mondo greco-romano è fuor di dubbio. Il librino ha un titolo che è una citazione: Il porcospino d’acciaio[1]. Sulla “strategia del porcospino” farei due risate se di mezzo non ci fosse qualcosa di molto serio, la possibilità di un conflitto mondiale – possibilità adombrata da Canfora nel sottotitolo: “Occidente, ultimo atto”.

   Lasciando da parte il tema centrale del pamphlet di Luciano Canfora, vorrei invece fermarmi sull’altro aspetto fondamentale del libro, che si riassume nella domanda duplice: “Cos’è l’Occidente? Quali sono i “valori occidentali?”  E qui il filologo classico e grecista ha gioco facile a stabilire che l’idea di “Occidente” è relativa, cangiante: l’errore concettuale sta nel considerare l’Occidente “una entità compatta, unitaria” e nel pensare che i Paesi che lo compongono siano portatori dei “valori occidentali in blocco, in antitesi a tutto il resto del mondo”. Con abbondanza di esempi Canfora dimostra che non è così: in tempi recenti, negli anni Trenta del Novecento, gli Stati Uniti sono stati considerati, da parecchi intellettuali,  come “estremo Occidente” in opposizione al “vero Occidente” e cioè l’Europa. Quanto all’unità dei valori, ogni Paese dell’Occidente è tuttora diviso al proprio interno e penso che per questa affermazione non siano necessari esempi. Prendiamo un valore indubbio, qual è quello dell’eguaglianza: che fine ha fatto nel XXI secolo occidentale?

La parola stessa sembra aver subito una damnatio memoriae. Lasciamo perdere la libertà e la fraternità che, se possibile, vengono in questo momento ancor più bistrattate dell’eguaglianza. Potrebbero essere invece valori per cui si battono persone orientate diversamente: dai marxisti ai cristiani ai nonviolenti tutti potrebbero abbracciare e sostenere tali ideali. Come mai, invece, un disvalore assoluto come la bramosia di profitto, trionfa da più di quarant’anni? È una questione di numeri (quante persone accettano una certa idea) ma soprattutto di forza (quali leve di potere ha chi sostiene una certa idea): in questo momento, se dovessimo stilare una lista dei valori dell’Occidente, intendendo per “valori” quelli che hanno maggior successo nella realtà, ci potremmo mettere le mani ai capelli.

   La contrapposizione tra Occidente e resto del mondo inizia molto lontano nel tempo. Ma, giusto per rimanere fermi alle osservazioni del ministro Valditara, quando Roma assume supremazia all’interno del bacino del Mediterraneo, considera la Grecia come Oriente e i greci come inaffidabili levantini. Come ricorda giustamente Canfora la sintesi di quel giudizio sta nel motto: “Timeo danaos et dona ferentes”. Quando l’impero romano si dividerà in due parti e l’Occidente scivolerà nella grande crisi che va almeno dal V al X secolo dopo Cristo, l’impero romano d’Oriente continuerà ad esistere. Eppure, nei manuali di Storia, il millennio bizantino è risolto in poche righe.

Lascerò perdere Gerusalemme che, quanto ad essere in Occidente e portatrice dei “valori” occidentali lascia qualche dubbio. A meno che non si voglia far allusione a Cristo e al cristianesimo; in questo caso bisogna riconoscere che, ad essere cristiano, non è soltanto l’Occidente e che i valori del messaggio evangelico sono spesso stati sormontati dai disvalori umani di chi se ne è fatto interprete. 

   Oggi guardiamo al mondo e il panorama ci appare quanto mai confuso; nei discorsi dei potenti di turno un mito resiste saldo, quello dell’Occidente e dei conseguenti “valori occidentali”. Agli occhi di persone comuni, come me, è chiaro che i cosiddetti “valori occidentali” sono, in questo momento strumentali e servono soltanto a mandare avanti un aspetto che l’Occidente ha sempre coltivato con metodo: la “rapina” generalizzata, nei confronti del proprio stesso popolo, di altri popoli e, soprattutto, della Natura.

   Prenderò a prestito da Canfora altre due citazioni. La prima è del grande storico Arnold Toynbee ed è tratta da un suo breve scritto, intitolato Il mondo e l’Occidente (1953). Eccola: “Per quanto diversi possano essere gli uni dagli altri i popoli non occidentali in fatto di razza, lingua, civiltà, religione, se un occidentale chiederà loro che opinione abbiano sull’Occidente, ne riceverà sempre la stessa risposta […] l’Occidente – essi diranno – è stato l’aggressore capitale dei tempi moderni e ciascuno potrà rinfacciare la propria esperienza di tale aggressione”. Inconfutabile.

  La citazione che segue – e con la quale concludo – mette infine in evidenza che l’Occidente ha valori che dobbiamo salvare. Non c’è contraddizione con quanto scritto in precedenza; tali valori sono stati e sono minoritari, e quindi non hanno a che fare con i “Valori” che piacciono ai potenti di turno. Le parole che seguono sono tratte da un frammento di un sofista del V secolo a. C., Antifonte di Ramnunte: “Greci e barbari adoperano gli stessi organi per parlare, per respirare, noi siamo più barbari dei barbari se affermiamo una nostra superiorità nei loro confronti”.

    Ringrazio per il suo scritto il professor Canfora che contribuisce con i suoi scritti a tener viva la capacità critica, senza la quale l’umanità tutta non può che correre verso la barbarie.


[1] In soldoni, per chi – beato lui! – si fosse distratto: si tratta di una strategia militare per cui il più piccolo diventa imprendibile (forse) per il più grande, a forza di aculei (armi) acuminati, in attesa che qualcuno più grande ancora dell’aggressore lo venga a salvare (o a spartirselo con l’aggressore). Questo lo dico io. Invece Von der Leyen: “Prendiamo l’esempio dell’Ucraina: era un Paese sostanzialmente smilitarizzato, aveva rinunciato alle armi nucleari a metà degli anni ‘90, con la garanzia di essere sempre protetta, tra l’altro, anche da Mosca. Oggi vediamo il risultato. La Russia l’ha invasa. L’Ucraina deve essere trasformata in un porcospino d’acciaio completamente indigesto per qualsiasi tipo di invasore”.  

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