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L’odissea di una mamma e del suo figlio disabile alle prese con la DaD

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Tutti gli ultimi provvedimenti, anche nella situazione di emergenza sanitaria, hanno dimostrato poca attenzione al tema della disabilità.

Noi famiglie dei ragazzi con disabilità siamo stanche di essere relegate sempre tra gli ultimi, di batterci in ogni circostanza per vedere riconosciuti i diritti dei nostri figli, di vedere calpestata la nostra dignità da uno Stato e da una comunità che, invece, dovrebbe proteggere la fragilità. Anzi, dovrebbe renderla forte. I nostri figli chiedono: “Rendeteci forti, uguali, con le stesse opportunità degli altri”.

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Non vogliamo un diritto qualsiasi, ma un diritto umano, un diritto assoluto che per ciò stesso dovrebbe trovare applicazione concreta, senza bisogno di estenuanti lotte che lo sviliscano e lo riducano a mero favore. In particolare, come genitori, abbiamo grande preoccupazione – e per esperienza possiamo dire a ragione – per la mancata considerazione dei ragazzi con disabilità a proposito degli interventi che riguardano il mondo della Scuola. Non si parla dei nostri figli. Nessuna parola sul loro oggi, né sul loro futuro.

Noi famiglie di ragazzi con disabilità riponiamo da sempre grandi aspettative nella Scuola: rappresenta la principale possibilità di inclusione dei nostri figli nel tessuto sociale. É nella scuola e nel valore formativo ed inclusivo della stessa che riversiamo le maggiori speranze per la vita futura dei nostri figli. Invece, quanto sta succedendo sembra essere l’ennesima occasione mancata. Non ci sembra di esistere.

Nostro figlio ha 15 anni, frequenta il primo anno delle  Superiori e avendo una disabilità certificata ha diritto al docente di sostegno. Ogni anno, puntualmente, ha cambiato professore. Anzi spesso ha cambiato professore nel corso  dello stesso anno scolastico: si instaura un rapporto, una relazione educativa con il docente che, si spera, possa determinare una crescita didattica e personale, per poi ricominciare tutto da capo. Nuova giostra, nuovo giro. Inoltre i diversi docenti avvicendatisi, spesso, non avevano alcuna formazione specifica per rapportarsi alla disabilità.

E il successo formativo di nostro figlio? E il diritto di continuità didattica? Diventano parole vuote – non diritti – per la cui applicazione sembra manchi, purtroppo, una reale volontà politica tesa a dar loro vita e renderli effettivi. Ed ecco quale è il nostro fondato timore: che non venga assicurato a nostro figlio il suo diritto al raggiungimento del massimo potenziale di sviluppo, a causa del continuo cambiamento di docenti di sostegno.

Abbiamo letto con preoccupazione le parole della Ministra Azzolina sul ricorrere a docenti provvisori fino all’avente diritto nel prossimo anno scolastico. Questo andrebbe sicuramente a pregiudicare la relazione educativa positiva, necessaria per impostare una didattica che funzioni. Questo pregiudicherebbe – ancora una volta – il raggiungimento reale di obbiettivi in termini di crescita, di formazione, di sviluppo dell’autodeterminazione. Noi crediamo che la Scuola debba lavorare per il progetto di vita dei ragazzi con disabilità, avendo come orizzonte temporale l’autodeterminazione e il massimo livello di autonomia di nostro figlio nell’età adulta. Noi lo crediamo ed è la legge ad affermarlo. Per quanto tempo essa rimarrà ancora disattesa per nostro figlio e per tanti altri ragazzi? Quando potremo finalmente contare su un docente specializzato e formato per affrontare la disabilità e che possa contribuire stabilmente alla crescita di nostro figlio, e renderla reale senza voli pindarici e rocamboleschi cambi di insegnanti che rischiano addirittura di comprometterne gli obiettivi?

Per poter impostare e implementare correttamente il progetto di vita abbiamo la necessità di lavorare negli anni con lo stesso docente specializzato, in modo da poter evitare i continui cambi di riferimento. Noi genitori chiediamo alla politica una cosa: coraggio! Abbiate il coraggio di intervenire sulla emergenza sostegno. Abbiate il coraggio, ve ne preghiamo, di battervi per i diritti dei più fragili. Abbiate il coraggio di renderli forti. Abbiate il coraggio di costruire un mondo migliore per i nostri figli, di renderli parte attiva della nostra società. Questo non può che partire dalla Scuola. Assicurate ai nostri figli docenti formati sulla disabilità che possano seguirli stabilmente per ottenere risultati in termini di crescita personale e formativa. Abbiate il coraggio di garantire la continuità didattica.

Coraggio! E qualora ne abbiate bisogno in aggiunta, chiedete pure a noi genitori di ragazzi con disabilità: ne abbiamo da vendere.

Daniela Pietrasanta