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L’ora di religione ha 93 anni, aboliamola ha fatto il suo tempo. Snadir: macché, offre contenuti indispensabili pure a chi non crede

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Cade in questi giorni l’anniversario dei Patti Lateranensi: era l’11 febbraio del 1929 quando la Chiesa e lo Stato italiano stipularono l’accordo che introduceva “l’ora di religione” nella scuola pubblica.

La ricorrenza è stata lo spunto per chiedere di rivedere quell’accordo, modificato l’ultima volta nel 1984 dal Governo Craxi.

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Cancelliamola! Due proposte

C’è chi ha chiesto, come Carlo Troilo sul Fatto Quotidiano, di “riprendere con forza l’idea di abolire definitivamente così come la conosciamo da sempre”.

Il giornalista fa due proposte: “sostituire l’ora di religione (cattolica) con una “ora delle religioni” (anche per tener conto della moltitudine di residenti in Italia che provengono da paesi con religioni diverse dalla nostra)”; oppure chiede di “inserire ampi riferimenti alle religioni – con il debito spazio per quella cattolica, di gran lunga la più praticata in Italia – nelle ore di storia e filosofia o in quelle di educazione civica (un altro ruolo di insegnamento in cui la scuola italiana non sembra in grado di trovare sufficiente applicazione)”.

La replica dello Snadir

Immediata è giunta la replica di Orazio Ruscica, segretario nazionale Snadir, il primo sindacato dei prof di religione cattolica.

Secondo il leader dello Snadir, “la base su cui si fondano le teorie di Troilo e le sue ipotesi è fuorviante per diversi motivi”.

Prima di tutto, dice Ruscica, perché quando Troilo scrive che “l’ora di religione così come la conosciamo da sempre”, ammette “senza rendersene conto che la sua conoscenza dell’ora di religione rimane ancorata a quella che era quaranta/cinquanta anni fa. Dunque, sulla base di questo ricordo Troilo giudica quello che oggi è un progetto didattico assolutamente diverso e pienamente inserito nelle finalità della scuola pubblica”.

Ruscica ricorda che, anche se in calo, soprattutto alle superiori e al Nord, gli alunni “ancora oggi in percentuali altissime (87%) scelgono di avvalersi di tale insegnamento: non si tratta di un’ora di catechesi o di indottrinamento, né tantomeno di un’ora che avrebbe la forza o l’intento di mettere in discussione la laicità dello Stato”.

Quella “riflessione critica sulla complessità dell’esistenza”

Il numero uno dello Snadir sostiene che l’ora di religione offre “agli studenti contenuti culturali e formativi indispensabili per cogliere aspetti fondamentali della vita, dell’arte, delle tradizioni del nostro Paese, e strumenti utili per una riflessione critica sulla complessità dell’esistenza umana, anche e soprattutto nell’idea di un confronto tra il cristianesimo e altre religioni, mettendo sempre al centro l’idea di tolleranza e accoglienza”.

“È un’ora – continua Ruscica – pensata e offerta anche per chi non crede: utile a impiantare semi di curiosità e stimoli intellettuali nei ragazzi, utile ad accendere dibattiti che si calino nella realtà di tutti i giorni, utile al confronto, al dialogo, allo scambio.  Insomma, si studia religione perché si è innamorati di assaporare il sapere”, conclude Ruscica chiedendo a chi attacca la religione a scuola “che si studi cos’è davvero quest’ora che tanto spaventa gli intellettualoidi e i paladini della laicità”.

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