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Maltempo, si allarga la mappa delle scuole chiuse

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L’emergenza maltempo sembra passata in Sicilia, ma non altrove: martedì 24 gennaio sono diverse le scuole che non apriranno.

Anche nella tradizionale “arida” Sardegna, dove, a seguito del naufragio di sabato, lunedì 23 oltre le lezioni sono state sospese ad Nuoro, Olbia, Arzachena e Golfo Aranci.

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A Nuoro, l’assessore ai lavori Pubblici Antonio Belloi, che con lo staff tecnico del Comune ha ispezionato oggi tutti i 27 istituti scolastici cittadini, ha dato responso positivo alla riapertura delle scuole. “Ci sono state infiltrazioni d’acqua in diversi istituti – ha detto l’assessore – rami e alberi pericolanti nel cortile, cose che abbiamo provveduto a bonificare, ma nessun danno strutturale che possa precludere la ripresa dell’attività scolastica. Per ora abbiamo effettuato degli interventi tampone ma pian piano interverremmo per risanare tutti gli edifici con interventi più importanti. Quello di oggi – ha concluso – è stato un passaggio precauzionale per non fare andare i ragazzi allo sbaraglio”.

Scuole chiuse sine die, invece, nella Valle dell’Aterno, dopo l’emergenza neve combinata con le scosse di terremoto, per non parlare dell’allarme su possibili eventi di magnitudo 6-7 lanciato dalla nota della Protezione civile con la sintesi del verbale della commissione Grandi rischi.

Gli istituti sono chiusi a Pizzoli, Barete, Montereale, Cagnano, Capitignano e Campotosto.

Aperti più distanti dall’epicentro gli istituti comprensivi di Navelli (cui afferiscono anche Poggio Picenze e Capestrano) e di San Demetrio (che serve anche Fossa, Ocre, Fagnano e Fontecchio).

Scuole aperte anche all’Aquila, da martedì 24 anche il liceo ‘Cotugno’ che è sì agibile, ma con basso indice di sicurezza sismica, del 25% circa secondo quanto appreso, e 5 aule che resteranno chiuse per lavori.

“Non possono pensare che con un fax si lavano la coscienza. E’ come se ti piomba in casa un pompiere, ti dice che c’è un incendio e poi se ne va e ti lascia solo”: a dirlo è statoPaolo Trancassini, il sindaco di Leonessa, il comune del Reatino già colpito dal terremoto di agosto e ottobre che ha preso alla lettera il parere della Commissione Grandi rischi chiudendo le sue tre scuole ‘sine die’, non ha cambiato idea. “Aspettiamo delle risposte, non si lasciano soli gli amministratori locali. Le scuole restano chiuse, ho dato incarico a un ingegnere e a un geologo di verificare se sono in sicurezza e di rispondere a una sola domanda: in caso di una scossa magnitudo 7 cosa accadrebbe?”.

Il terremoto, quello di agosto che ha raso al suolo Amatrice e Accumoli, ha fatto danni anche qui, e poi il sisma di ottobre ha costretto il Comune a chiudere il centro storico per alcuni giorni trasferendo all’esterno il Municipio e la sede del presidio medico.

I genitori sono terrorizzati – spiega la preside delle tre scuole di Leonessa, Paola Testa – vogliono la sicurezza matematica che non accadrà nulla ai propri figli. Sono parzialmente d’accordo con la scelta adottata dal sindaco e fa bene a pretendere garanzie prima di riaprire”.

Le tre scuole, che secondo il vicesindaco Paciucci “sono costruite bene”, ospitano 180 alunni tra materna, elementare e media e si trovano fuori dal centro storico. Mercoledì scorso dopo il sisma sono state evacuate.

“Dopo l’allarme della Grandi rischi il sindaco di Leonessa ha chiuso le scuole, ma la stessa ordinanza l’avevo predisposta anch’io prima dell’allarme e l’ho formalizzata oggi, le scuole a Montereale non hanno mai riaperto come d’altronde in tutti i Comuni della Valle dell’Aterno”, spiega il sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi.

Anche il sindaco di Pizzoli, Gianni Anastasio, conferma che “le scuole a Pizzoli sono chiuse ma stiamo lavorando per riaprirle in un’altra struttura”.

Quanto al primo cittadino di Capitignano, Maurizio Pelosi, dopo un incontro con il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, annuncia che “da domani (24 gennaio ndr) cominceranno le verifiche di agibilità”.

Campotosto aveva dovuto chiudere la propria scuola essendoci solo 9 alunni, sotto le soglie di legge: parte frequentava nel Teramano, a Crognaleto, parte ad Amatrice. Ma tra scosse e gelo, che hanno obbligato una trentina di persone a emigrare all’ Aquila, attualmente anche questi ragazzi non frequentano.

In altre zone – di Umbria, Abruzzo e Marche – non va diversamente. Da Fabriano a Teramo, passando per Foligno e Ascoli, nei centri più interessati dall’allarme lanciato domenica dalla Commissione Grandi Rischi sulla possibilità di nuove scosse molto forti la popolazione è terrorizzata e i sindaci non sanno più cosa fare. Molti i Comuni che hanno chiuso le scuole.

 

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Il primo cittadino di Fabriano (Comune all’estremità nord dell’area interessata), Giancarlo Sagramola, è rimasto “senza parole” per l’allarme della Commissione. Vent’anni fa il sisma di Colfiorito a Fabriano fece danni enormi; le scosse dell’ottobre scorso hanno lasciato senza casa circa 500 persone, e l’allerta cade su una popolazione psicologicamente già molto provata. “Come sindaco – dice Sagramola all’Ansa – ho fatto quello che posso fare: ho disposto che in tutte le scuole e in tutti gli uffici pubblici si effettuino prove di evacuazione ogni settimana. Non posso certo rafforzare le strutture, solo intensificare l’attività di prevenzione, e questo faccio”. Scendendo un po’ più a sud lungo la faglia, si incontra la disperazione del sindaco di Foligno e presidente della provincia di Perugia, Nando Mismetti. “Ho chiesto alla Protezione civile dell’Umbria di convocare una riunione urgente a seguito delle incredibili valutazioni espresse dalla Commissione grandi rischi che stanno gettando nel panico la popolazione. Adesso ci devono dire cosa dobbiamo fare”. “Troppo semplice – ha aggiunto – gettarci nella paura per poi scaricare le responsabilità sulle nostre spalle. Dobbiamo chiudere le scuole e tutti gli edifici pubblici per i prossimi 10 anni?“.

Scorrendo la faglia ancora più verso sud-est, ad Ascoli, cittadina che si trova a soli 60 chilometri dal lago di Campotosto, dove secondo la Commissione Grandi Rischi potrebbe verificarsi un ‘effetto Vajont’ alla diga, il sindaco Guido Castelli parla di “panico” nella popolazione e si chiede se riaprire o meno le scuole che erano state chiuse per l’emergenza neve e che ora, secondo la sua valutazione, sono a posto. Ma alla luce dell’allarme lanciato dalla Grandi Rischi, Castelli ha scritto oggi al presidente del consiglio Gentiloni, al ministro Fedeli, a Errani e Curcio chiedendo lumi.

Al Sud la situazione è diversa. Fortunatamente, non c’è lo spettro del terremoto. Ma nelle ultime ore il maltempo ha creato gravi problemi.

Nubifragi, vento forte e mareggiate. Sicilia e Calabria sono state flagellate dal maltempo per oltre 24 ore, con fiumi esondati e frane e smottamenti che hanno provocato disagi alla circolazione, la chiusura di un tratto della statale 106 e quella, per alcune ore, dell’aeroporto di Reggio Calabria. L’episodio più grave in Sicilia, dove un pensionato 67enne di Campofranco (Caltanissetta), Giovanni Mazzara, è morto nella serata di domenica 22, dopo che l’auto sulla quale viaggiava insieme ad altre tre persone è stata travolta dal torrente Morello nella zona di Castronovo di Sicilia, sulla statale 189 Palermo-Agrigento.

Nel catanese è esondato il torrente Forcile, che ha allagato alcune aree della zona industriale di Catania, nel ragusano e nel siracusano le strade sono state rese impraticabili dagli allagamenti che hanno interessato anche alcune abitazioni. Mentre numerose frane hanno interessato il messinese, interessato anche da una forte mareggiata.

Ad Enna ad essere colpito è stato il comando della Polizia municipale, dichiarato inagibile dopo il crollo di un muro.

Col passare delle ore, già nella serata di ieri, l’ondata di maltempo è salita verso nord-est, interessando la Calabria dove, in alcune località, in appena 12 ore sono caduti 200 millilitri di pioggia.

Le scuole di alcuni comuni calabresi resteranno chiuse ancora, soprattutto nella Locride, la zona più colpita dall’ondata di maltempo che ha interessato la Calabria. In particolare, gli studenti resteranno a casa anche il 24 gennaio a Roccella Ionica e Siderno. Una decisione maturata anche per il prolungamento dell’allerta meteo di livello rosso sino alla 24 deciso dalla Protezione civile. La stessa decisione è stata presa anche dal sindaco di Lamezia Terme.

A Girifalco, una frana ha provocato lo sprofondamento di un tratto della circonvallazione proprio nel momento in cui stava transitando un’auto il cui occupante è riuscito a mettersi in salvo. Adesso desta preoccupazione la staticità di un vicino liceo, visto, tra l’altro, che lesioni sul manto stradale erano già state notate nei giorni scorsi, a dimostrazione di un movimento franoso in atto. In considerazione dello stato del meteo, il Centro funzionale multirischi dell’Arpacal ha esteso l’Avviso di Criticità rosso sino alla mezzanotte, rivedendo in “arancione” per martedì, quando le previsioni indicano un miglioramento delle condizioni.

Nonostante questo, alcuni sindaci – tra i quali quelli di Locri, Roccella Ionica, Siderno e Lamezia Terme – hanno deciso di tenere le scuole chiuse anche martedì 24 gennaio.

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