Bonus alle paritarie ma alla scuola pubblica solo tagli. La Flc Cgil ha attaccato il governo e il ministro Valditara su alcuni aspetti della manovra.
“Il ministro Valditara ha, appunto, rivendicato che con l’ultima legge finanziaria le risorse per la scuola italiana nel 2026 aumenteranno di 875 milioni rispetto al 2025, passando da 57 miliardi e 46 milioni a 57 miliardi e 921 milioni. “In termini percentuali – denuncia la Flc Cgil – si tratterebbe di un aumento dell’1,5%, peccato però che le stesse stime del governo (riportate nel documento programmatico di finanza pubblica) prevedano per il 2026 un aumento dell’inflazione del 1,7%”.
Tradotto in un conto reale, tutto ciò vuol dire che il bilancio dell’istruzione nel 2026, attacca la Flc Cgil, “subirà un decremento che comporterà i consueti tagli e sacrifici tanto per il personale scolastico quanto per il funzionamento didattico e organizzativo delle scuole statali. E infatti i tagli lineari programmati sulla scuola proseguono inesorabilmente fino al 2028 attestandosi sui 250 milioni di euro”.
A questo si aggiunge la beffa delle scuole paritarie a cui vanno ulteriori nuovi fondi a carico del ministero dell’Istruzione. Con la manovra, infatti, i finanziamenti statali a loro favore passeranno da 800 milioni a 886 milioni di euro nel 2026 (+86 milioni di euro). Un incremento di oltre il 10%, ben al di sopra dell’inflazione prevista per il 2026: in questo caso, dunque, l’aumento è reale, non puramente nominale come per le scuole pubbliche.
Ma non finisce qui. Alle scuole paritarie arriveranno anche fino 1.500 euro di bonus previsti per le famiglie con Isee fino a 30 mila euro che vi iscrivono i loro figli (cumulabili fino a 5 mila euro per l’intero nucleo familiare) e l’esenzione Imu nel caso in cui la retta richiesta alle famiglie sia inferiore al costo medio per studente. Per la Flc si tratta di una misura ideologica, giustificata da una presunta “libertà di scelta”, già tentata, ma non andata in porto, lo scorso anno.
Duro il giudizio del sindacato della conoscenza della Cgil: “Abbiamo un ministro dell’Istruzione che per compiacere le scuole private non si preoccupa di trasgredire il dettato costituzionale (articolo 33) secondo cui gli enti e i privati hanno sì il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, ma senza oneri per lo Stato”.
Non va poi dimenticato che ci sono altri modi – anche più sottili, di fare cassa sulla scuola: e cioè attraverso il contratto di lavoro firmato pochi giorni fa – ma non dalla Flc – che per il triennio 2022-24 (è dunque già scaduto) prevede per docenti e personale Ata aumenti ben al di sotto dell’inflazione: il 6% d’incremento contro un’inflazione al 17%, praticamente un terzo.Si tratta di una vera e propria riduzione programmata del potere d’acquisto di lavoratori e lavoratrici.