Le realtà didattiche recepiscono, prima di qualunque contesto sociale e relazionale, i cambiamenti più profonfi della società e dei paesi di riferimento, cercando di secolarizzarsi il più in fretta possibile per evitare che le discipline non vengano percepite al passo con i tempi. Numerosi paesi africani, specie nel nord, stanno promuovendo delle politiche di decolonizzazione che, avviatesi negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, raggiungono il pieno compimento ed attuazione nei tempi moderni. Spesso tali direttive concernono da vicino l’adozione di idiomi dal retrogusto coloniale o metodologie didattiche considerate poco innovative ed ancora associate al vecchio passato di subordinazione al potere straniero. In Marocco, ad esempio, la lingua francese – da sempre lingua ed idioma di scambio anche con le realtà vicine e nel contesto commerciale – è stata soggetta ad un profondo ridimensionamento: negli atenei nazionali si passerà gradualmente all’arabo, secondo le ultime norme approvate. Ciò per riconsolidare l’utilizzo della lingua semitica non solo in strada ma anche nei contesti ufficiali ed istituzionali.
Il Marocco ha compiuto un passo significativo per riaffermare il ruolo dell’arabo nel mondo accademico. Il 14 agosto 2025, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale (numero 7430) la misura che rende vincolante l’introduzione di almeno un modulo in lingua araba all’interno dei curricula scientifici, tecnici e professionali, in settori come scienze, ingegneria e medicina — ambiti tradizionalmente dominati dal francese o dall’inglese. Questa novità deriva dalla Framework Law No. 51.17, adottata nel 2019, che enuncia una visione strategica per accompagnare una modernizzazione dell’istruzione superiore attraverso il concetto di “ingegneria linguistica”. Lo scopo non è solo linguistico, ma anche culturale e simbolico: collocare formalmente l’arabo come veicolo di conoscenza scientifica, in linea con l’identità nazionale e affiancando il Marocco al multilinguismo che caratterizza storicamente il sistema educativo. Peraltro, questa decisione si inserisce in un dibattito più ampio attorno alle scelte linguistiche nell’insegnamento superiore. Da un lato si rileva una crescente pressione verso l’inglese come lingua accademica, motivata da esigenze di internazionalizzazione e accesso alle fonti scientifiche globali; dall’altro, studiosi come Ahmed Aziz Bousfiha, dell’Università Hassan II, hanno promosso iniziative per tradurre in arabo i curricula medici (completi per oltre l’85%) e difendere il diritto dell’arabo a essere lingua di predilezione anche nei settori più tecnici. Questo slancio verso l’arabizzazione si confronta però con ostacoli reali: nella scuola primaria e secondaria, le materie scientifiche restano spesso insegnate in francese, e gli studenti riscontrano difficoltà nella transizione verso l’inglese a livello universitario, lasciando aperta ancora oggi la domanda di un modello linguistico sostenibile e integrato.
In Italia, l’arabo è ancora una lingua poco diffusa nei piani di studio delle scuole superiori, ma è presente in alcune realtà particolari, anche in riferimrnto alle comunità migratorie presenti. In primis, i licei linguistici rappresentano l’indirizzo più propenso a includerlo come terza lingua opzionale, sebbene la sua presenza resti limitata e non sempre supportata da cattedre stabili . Alcuni esempi concreti emergono sul territorio: il Liceo Sciascia-Fermi di Sant’Agata di Militello (Messina) offre corsi di arabo insieme al cinese ; al Liceo Linguistico Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni (Caserta), gli studenti possono scegliere tra arabo, russo e francese; mentre al Liceo Linguistico Ninni Cassarà di Palermo, l’arabo è stato introdotto fin dal 2021/22 tramite il progetto “Uno sguardo a Oriente”. Inoltre, come segnalato durante una tavola rotonda organizzata da IULM e Qatar Foundation International, esistono cattedre fisse di arabo presso istituti come il Liceo Falcone di Bergamo, tra i primi ad averle, e l’ITE Tosi di Busto Arsizio, dove l’insegnamento è attivo dal settembre 2024. Se queste esperienze rappresentano attualmente una nicchia, dimostrano comunque la possibilità concreta di includere l’arabo nei curriculum scolastici, sebbene ancora in via sperimentale e poco sistematica.