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26.09.2025

Matteo Renzi: “I miei figli erano giudicati a scuola per il cognome. Sono stati bravi i loro docenti, qualcuno un po’ meno”

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, oggi leader di Italia Viva, è stato protagonista dell’ultima puntata del podcast One More Time di Luca Casadei uscita oggi, 26 settembre. Grande spazio è stato dato alla scuola dall’ex premier, sia dal punto di vista di studente che di genitore.

Renzi in una famiglia di docenti

Renzi è figlio di due docenti, e ha sposato un’insegnante. Ecco le sue parole in merito al rapporto con i genitori: “Non ho mai vissuto come un problema il fatto che i miei, entrambi docenti, non mi seguissero a scuola. Non per i compiti, non esisteva che li facessero con me. Intendo dire che non andavano a parlare con i miei docenti. Non andavano praticamente mai ai colloqui. Una volta mio padre andò perché fu convocato dal dirigente perché al liceo avevo fatto un po’ di casino. Ma non l’ho mai vissuta come una frustrazione”.

“Mia moglie, docente, è stata fondamentale”

L’ex Pd ha commentato l’operato degli insegnanti dei suoi figli: “Mia moglie, insegnante, non riesce a concepirlo. Ha un approccio diverso. Con l’esperienza di poi ha ragione lei. A volte i miei figli neanche mi volevano. A volte mi è capitato di andare a fare i colloqui. L’età adolescenziale dei miei figli ha coinciso con l’impegno da presidente del Consiglio. Mi sentivo in difficoltà. I miei figli erano giudicati per il cognome. Ho grande ammirazione per loro, per come sono stati capaci di resistere. Lì è stata fondamentale mia moglie. Sono stati molto bravi gli insegnanti che hanno avuto, qualcuno un po’ meno. Ma la stragrande maggioranza li ha protetti”.

“Non sono intervenuto in casi di risultati non positivi dei miei figli perché mi sentivo in colpa. Io ho sempre tirato molto via, mia moglie è precisa. Di carattere sono uno che quando qualcuno prende una insufficienza dico ‘grande'”, ha concluso.

Renzi contro la burocrazia a scuola

Spesso si parla della condizione di molti docenti, precari, magari lontano dalla famiglia, costretti a viaggiare e a vivere in affitto, spesso riuscendo a racimolare ben poco mensilmente dallo stipendio. Renzi ha riflettuto su questo qualche giorno fa.

“Trovatemi un insegnante che si possa permettere un affitto a Milano. Questi insegnanti in qualche modo subiscono una serie di vincoli burocratici assurdi. Ragazzi che vogliono dedicare la vita all’insegnamento perché hanno questa passione, questo fuoco sacro, devono fare corsi su corsi. Magari vanno dal Sud al Nord e non si possono permettere l’affitto”, queste le sue parole.

“Per cui la passione per capire l’Eneide o per insegnare la bellezza di una poesia loro ce l’hanno perché hanno il fuoco sacro, ma lo Stato fa di tutto per distruggere la loro vocazione, creando una serie di inghippi burocratici”, ha concluso.

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