Fioccano gli sfoghi degli studenti in seguito all’esame di maturità, anche di chi non ha protestato o boicottato l’orale facendo scena muta. Questo è il caso di una ragazza di Udine che è rimasta anonima, neo diplomata con 100, che si è sfogata a Il Nord Est.
Ecco il testo della lettera in cui la studentessa si rivolge a docenti e compagni: “Non vedevo l’ora che arrivasse questo momento, poter dire ciò che penso e liberarmi dai pregiudizi e giudizi che voi mi avete associato. Non mi conoscete, non mi avete mai conosciuta e non vi è mai interessato farlo. Alla fine la mia vittoria l’ho avuta, le mie soddisfazioni anche: sono uscita con il 100, un meritatissimo e inaspettatissimo 100.
Per anni sono stata isolata, trattata come ‘debole’ per dirlo con parole vostre, ignorata e sminuita. Per anni sono dovuta andare in terapia, per problemi che senza di voi non avrei mai avuto. Per anni ho sofferto in silenzio perché nessuno era disposto ad ascoltare.
Sono stata in silenzio perché la paura che il mio percorso fosse messo ancora di più a rischio mi terrorizzava; ho sofferto in silenzio, mi sono aiutata da sola e mi sono riscattata da sola. Vorrei poter dire anche io che quelli del liceo sono gli anni più belli della vita, ma per me sono stati i peggiori: le notti insonni a piangere per altri e altro, gli attacchi di panico nei bagni della scuola, l’indifferenza delle persone.
Ho vissuto delle difficoltà e ne eravate consapevoli, ma avete pensato che fosse la giusta occasione per ostacolarmi, perché? Spesso si parla della scuola come ambiente sicuro, di libertà e unione, di supporto e benessere, ma credo di poter dire con certezza che non è cosi.
Ho dato tutto per ottenere dei risultati, ma li ho raggiunti con dolore e sacrifici; possono essere voti o riconoscimenti meravigliosi, ma per me sono e saranno sempre la prova tangibile di quanta sofferenza ci sia dietro, perché nonostante tutto ci sono riuscita da sola.
Nonostante i giudizi inopportuni e personali, nonostante la libertà che molti si sono presi di giudicare e criticare le mie condizioni fisiche e psicologiche, nonostante gli infondati attacchi personali, nonostante i voti usati come arma e non come strumento, sono riuscita a uscirne con dignità e fierezza.
Voi che mi avete consumata e sfinita, spero ve ne rendiate conto e conviviate con questa consapevolezza; spero che siate fieri di me e del mio risultato. Voi che siete stati consumati e sfiniti, spero capiate che prima o poi si conclude tutto, e può anche finire bene”.
La ragazza è stata poi intervistata, spiegando nel concreto cosa le è successo: “In terza superiore avevo litigato con alcune compagne di classe e loro mi avevano esclusa dal gruppetto. Uno dei professori si era messo in mezzo e ci aveva disposto in cerchio perché affrontassimo i nostri problemi. Eravamo tutte in lacrime, ma lui consolava solamente le altre e si rivolgeva a me facendomi domande insistenti, mentre io non riuscivo fisicamente neanche a parlare. Secondo lui, era tutta colpa mia. Da quel momento sono stata definita debole e problematica. In un’altra circostanza, durante un laboratorio, mi ero messa a piangere perché stavo appunto vivendo un momento difficile e lo stesso prof mi aveva chiamata fuori dall’aula dicendomi di smetterla e di pensare a lavorare. Ha cominciato a vedermi alla sua maniera. E lo stesso ha fatto poi una nuova docente”.
“C’è stata mancanza di empatia da parte di quei due professori. Uno di loro, interno agli esami, non mi ha nemmeno salutata agli orali. Non mi ha rivolto la parola e neanche guardato in viso. Anche la dirigente in precedenza non era stata d’aiuto: sosteneva che bisogna cercare di convivere pacificamente”, ha aggiunto.
“Speravo in un riscontro ampio da parte dei docenti interessati, ma non è andata così. Avevo mandato la bozza anche ai professori impegnati allo sportello d’ascolto ai quali mi ero rivolta pensando che li avrebbero coinvolti”, ha concluso, parlando della diffusione della lettera.
Il primo caso di protesta alla maturità è stato quello di uno studente di diciannove anni di Padova; poi c’è stato il caso di una studentessa di Belluno che si è lamentata con i docenti che non l’hanno mai voluta conoscere davvero. Successivamente è venuto il turno di un altro studente veneto, di Treviso, di uno studente di una scuola privata di Firenze e infine di una studentessa della provincia di Pesaro e Urbino demoralizzata da un sette in condotta.
Per capire meglio gli umori del mondo della scuola, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio che ha coinvolto 1.101 persone: 716 docenti, 164 genitori, 53 studenti, 18 dirigenti.
I risultati parlano chiaro: l‘idea di Valditara di bocciare chi fa scena muta alla Maturità piace alla maggior parte degli “adulti”, che siano docenti, dirigenti o genitori. Gli studenti, invece, hanno qualche perplessità.
In particolare, il 70,5% dei docenti è favorevole alla bocciatura per chi boicotta l’orale della maturità, il 24,7% è contrario. Situazione simile anche per quanto riguarda i dirigenti scolastici: il 60,7% si dice d’accordo. Situazione analoga pure per quanto riguarda i genitori: sono per la ripetizione dell’anno il 65,9%.
Caso diverso per gli studenti, che non sono così compatti: il 58,7% di loro è contrario alla proposta del ministro. Ad essere favorevole è solo il 33,3%.