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Aggiornato il 13.07.2025
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Scena muta alla maturità, quinto caso: “l’ho fatto perché la scuola vuole cittadini non pensanti e succubi, i miei genitori docenti mi hanno sostenuto”

“L’orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un’arma per mettere a tacere gli studenti”. A parlare è Mariasole Tomassini, studentessa diciannovenne di Piobbico (in provincia di Pesaro e Urbino), che, come i tre studenti veneti nei giorni scorsi, più un’altra studentessa di una scuola privata di Firenze, si è rifiutata di sostenere il colloquio dell’Esame di Stato: intervistata dal Resto del Carlino, la maturanda ha detto che a demoralizzarla è stato il “sette in condotta” nell’ammissione alle prove della maturità: “non lo ritengo giusto. Ho sempre dato il massimo a scuola e penso di essere stata punita per la mia attività di rappresentante. Lo ammetto, sono una persona che quando c’è da dire la propria, lo fa, ma in modo educato. Quando ho espresso critiche, ho avuto la sensazione che la mia opinione non contasse. Mi sono sentita zittita da questo giudizio. E non per una nota o qualche ritardo accumulato: lo sento come un problema più grande. Quel voto mi ha molto delusa e ho perso qualunque motivazione nel sostenere l’esame”.

La giovane ha quindi detto che crede nel ruolo della scuola: “è importantissima per formare i cittadini di domani e meriterebbe maggiore attenzione e risorse. I miei genitori sono entrambi insegnanti e – ha sottolineato – mi hanno sostenuto in questa scelta. Sono stati gli unici con cui mi sono confidata e mi sono stati vicini. I miei compagni non ne sapevano nulla e sono rimasti stupiti”.

Infine, la ragazza, che ha conseguito il voto di 67 su 100, ha contestato l’annuncio del ministro Giuseppe Valditara di non permettere più il superamento delle prove per chi decide di boicottarle: ““La proposta – replica Mariasole Tomassini – mi fa ribrezzo. Cosa mi state insegnando? Di non volere cittadini pensanti ma persone che abbassano la testa? Ho scelto la Scuola del Libro perché amo l’arte. La cultura ti insegna ad avere un pensiero critico, e il pensiero critico deve essere espresso liberamente”.

https://www.tecnicadellascuola.it/scena-muta-alla-maturita-il-pedagogista-bottero-la-repressione-e-sbagliata-bisogna-cambiare-esame-e-pratiche-didattiche-intervista

Secondo Angela Verdecchia, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi delle Marche, “non è un caso che la scelta di protestare contro un sistema valutativo profondamente anacronistico abbia scatenato l’ira del Ministro dell’Istruzione e del Merito. Dal 2022 ad oggi si è visto come il modello repressivo e punitivo di questo governo abbia intaccato in primis proprio il mondo della scuola”.

Criminalizzare il dissenso della comunità studentesca è un tentativo esplicito di imbavagliare le voci discordanti e indice di profonda incompetenza. Valditara dovrebbe ascoltare le esigenze di chi rappresenta, cogliendo lo spunto per revisionare radicalmente e strutturalmente un’istituzione anacronistica e spersonalizzante come l’esame di Maturità”, conclude Verdecchia.

Anche Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, esprime tutto il suo dissenso per la presa di posizione del Ministero contro gli studenti ‘ribelli’: ‘in questi giorni – sostiene – abbiamo assistito a tante proteste spontanee da parte di studentesse e studenti, proteste che il Ministero non può ignorare. Le studentesse e gli studenti del Paese sono pronti anche a rinunciare a parte della propria valutazione pur di denunciare una scuola fatta di competitività e numeri. Significa che le scuole sono sorde alla necessità di benessere psicologico e di una valutazione differente che proviene dagli studenti.  Valditara la smetta di parlare solo di misure repressive e ascolti chi le scuole le vive ogni giorno!”, conclude lo studente.

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