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Prima Ora | notizie del 26 agosto

26.08.2026

Meeting di Rimini, Valditara rilancia la “società omogenea”, ma non parla di cittadinanza

Ieri il ministro Valditara è intervenuto al Meeting di Rimini a conclusione di un lungo incontro organizzato in collaborazione con Associazione Culturale Il Rischio Educativo, Cdo Opere Educative, Diesse e Di.S.A.L. e intitolato Il coraggio di educare. Ricostruire l’alleanza tra scuola e famiglia.

Per capire il senso dell’intervento occorre ricordare che quando un politico (o un amministratore, un intellettuale) interviene in un convegno come il Meeting di CL è del tutto ovvio che affronti i temi più cari all’uditorio e presenti la sintesi del proprio pensiero e della propria attività evidenziando gli aspetti più vicini alla posizione dell’uditorio. Se poi chi lo presenta e lo introduce non fa alcuna domanda di approfondimento tutto fila liscio e alla fine sono tutti contenti.

È quello che è successo a Rimini dove il Ministro ha presentato una sintesi del suo pensiero e delle azioni che a questo pensiero si ispirano. Pensiero che è alla base dei suoi due ultimi libri e delle molte interviste e lettere apparse sui quotidiani in questo periodo. Nulla di cui stupirsi, dunque, se Valditara ribadisce che la Costituzione è figlia del (solo) personalismo cattolico, che occorre una rivoluzione del buon senso, che è necessario mettere al centro della scuola l’Occidente (“noi abbiamo espresso una civiltà di carattere universale che ha prodotto valori universali”), che la famiglia è il cuore del processo formativo e che ha diritto di scegliere e quindi può essere supportata con il buono scuola.

Insomma, nulla di nuovo.

Valorizzazione del talento, centralità della persona e società omogena

L’avvio dell’intervento del ministro a Rimini è dedicato alla centralità dello studente e dei suoi talenti. La scuola e la società devono valorizzare le ricchezze di cui ognuno è portatore superando le distinzioni gentiliane che mettono su un piano diverso un ingegnere, un idraulico, un tecnico.

Poi, entrando nella questione riferita agli alunni “stranieri” ripropone la sua visione incentrata sull’integrazione, a partire dalla lingua italiana e dalla Costituzione.

Il passaggio chiave lo troviamo così al minuto 1.18 del suo intervento. È qui che il Ministro dice: “Se non c’è la capacità di coinvolgere gli stranieri che vengono a vivere con noi nella condivisione dei valori fondanti difficilmente noi riusciremo ad avere una società equilibrata, una società omogenea, una società rispettosa che sappia garantire un futuro di prosperità e benessere a tutti i suoi cittadini”.

La parola chiave qui è “omogenea”. Davvero il ministro pensa che l’obiettivo debba essere una società omogenea? Il dizionario Treccani così definisce la parola: “omogeneo agg. [dal lat. scolastico homogeneus, der. del gr. ὁμογενής «della stessa stirpe o specie», comp. di ὁμο- «omo-» e del tema γεν- «generare»]. – 1. a. Della stessa specie, della stessa natura, dello stesso carattere, detto (in contrapp. a eterogeneo) di una cosa rispetto ad altre o di più cose l’una rispetto all’altra”.

Ripeto: davvero il ministro pensa che la scuola possa o debba ridurre le differenze al punto da dar vita a una società omogenea?

E, nel caso, come mettere assieme questa richiesta di omogeneità con il rispetto dell’individualità? Dei talenti, della specificità di ogni studente?

Cattolico – Universale – Pluriverso

Siamo davanti a una logica in cui universale significa ridurre tutto ad uno, orientare verso un’unica direzione, ridurre ad unità. Ma sappiamo bene tutti, anche il ministro, che universale non implica questo ma, al contrario, richiede il rispetto delle molte diverse posizioni, esperienze, stili di vita, culture, religioni. È il pluriverso di Edgard Morin che permette di pensare simultaneamente all’unità del genere umano e alla molteplicità delle sue culture e individualità. È il concetto di “cattolico” inteso come unità nella diversità (e della chiesa come poliedro, avrebbe detto Papa Francesco). Ed è ben strano, quindi, che al Meeting di Rimini si sia proposta una cosa come “società omogenea” che è l’esatto opposto della comunione tra diversi proposta dal cristianesimo. L’esatto opposto di cattolico

Monolingua o plurilinguismo?

Il tutto diventa immediatamente evidente in un passaggio successivo dove il ministro ricorda la necessità che gli studenti stranieri imparino bene l’italiano. Cosa giustissima, è ovvio.

E per farlo occorrono più insegnanti e forse anche una diversa distribuzione degli studenti. Magari impegnandosi non sono nel distribuire gli stranieri ma anche nel lottare contro il fenomeno del white flight ovvero la “fuga degli studenti italiani” che porta, come conseguenza diretta, alla cosiddetta segregazione scolastica (o alla nascita delle “scuole ghetto”). Anche se, occorre pur dirlo, come farà mai il ministro a tenere assieme questo impegno con il diritto delle famiglie di scegliere i percorsi educativi dei propri figli e quindi di andare dove vogliono, anche alle paritarie con il bonus scuola.

Ma qui mi interessa un altro elemento, ovvero il fatto che il ministro e il ministero negli ultimi anni non hanno mai valorizzato il multilinguismo e il plurilinguismo (che sarebbe anche una delle 8 competenze chiave europee). Eppure, chiunque comprende che sarebbe davvero molto utile che chi sa l’arabo o il cinese o il serbo o il russo mantenga una buona competenza nella sua lingua madre oltre, ovviamente, ad imparare un ottimo italiano.

Sarebbe persino una ricchezza per le imprese presso cui questi ragazzi andranno a lavorare: una ricchezza competitiva a livello internazionale.

Ma in una società omogenea…. forse non è il caso di evidenziare la ricchezza derivante dalla pluralità di lingue e culture….

E la cittadinanza? Assente

Rileggo e riascolto la frase centrale nel ragionamento nel ministro: “Se non c’è la capacità di coinvolgere gli stranieri che vengono a vivere con noi nella condivisione dei valori fondanti difficilmente noi riusciremo ad avere una società equilibrata, una società omogenea, una società rispettosa che sappia garantire un futuro di prosperità e benessere a tutti i suoi cittadini”.

E mi chiedo: qual è il miglior modo perché tutti si sentano parte della società equilibrata e rispettosa di cui parla il ministro? Parte attiva, costruttori, difensori della sua ricchezza.

È ovvio, essere cittadini di questa società.

Ma proprio il tema della cittadinanza è il grande assente nel ragionamento di Rimini del Ministro Valditara.

Del resto, come dice la Treccani, omogeneo significa figlio dello stesso padre, appartenente alla stessa stirpe. E qui si incunea il ragionamento di Vannacci: Paola Egonu non è “omogena”.

Dove stia, a questo punto, la differenza reale e non retorica tra il ragionamento di Vannacci e la società omogena di Valditara è davvero difficile da capire.

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