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Prima Ora | notizie del 26 agosto

26.08.2026

Educazione sessuale a scuola, la replica della docente Massara a Valditara: “Le spiego io cos’è il paradosso nordico”

Dopo le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sull’educazione al rispetto e sul consenso informato per l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, è arrivata la replica di Beatrice Massara, docente precaria di 28 anni e content creator, che su Instagram ha voluto contestare punto per punto la posizione del Ministro.

Il “paradosso nordico”

Massara ha affrontato per prima cosa l’argomento secondo cui l’educazione sessuale non sarebbe efficace nel contrastare i femminicidi, richiamando il caso dei paesi del Nord Europa: “I femminicidi non si combattono con l’educazione sessuale: questo è ciò che si sente dire. L’educazione sessuale si fa da decenni nei paesi del Nord Europa, i quali, tuttavia, nel mondo occidentale sono in cima alla lista per femminicidi e violenze sessuali, con tassi molto superiori rispetto all’Italia. Mi sento quasi in imbarazzo a dover spiegare io, una professoressa precaria di 28 anni, al Ministro dell’Istruzione e del Merito che cosa sia il ‘paradosso nordico’. Si tratta di un fenomeno per cui nei paesi scandinavi, nonostante l’introduzione obbligatoria dell’educazione sessuale nelle scuole fin dal 1955, si registrano tassi di violenza segnalata sulle donne superiori rispetto alla media europea”.

E continua: “Questo dato viene usato dal ministro Valditara per criticare l’efficacia preventiva dell’educazione sessuale nei confronti della violenza di genere; in realtà, egli non si rende conto che in questo modo sta dando ragione agli educatori sessuali. Le maggiori violenze denunciate dalle donne nei paesi nordici sono, infatti, il frutto di decenni di educazione sessuale basata sul consenso, sulle relazioni sane e sulla parità, principi che permettono alle persone di riconoscere immediatamente un abuso. I dati elevati indicano quindi un’alta emersione del problema (e non una sua maggiore diffusione) e una minore tolleranza verso la disparità di genere. Non a caso, secondo il Global Gender Gap Report del 2025, la Svezia si trova al sesto posto su 148 paesi analizzati per parità di genere, mentre l’Italia si colloca purtroppo all’85º posto”.

Le critiche sulle nuove indicazioni per scienze

La docente si è poi soffermata sulle nuove indicazioni previste per la materia di scienze: “Passiamo ora all’ultima assurdità. Nelle nuove indicazioni per il corso di scienze è previsto, tra le altre cose, lo studio delle differenze sessuali tra maschio e femmina. Ma ci rendiamo conto? Si sta veramente sostenendo che un docente di scienze, senza alcuna competenza specifica per fare educazione sessuale, possa sostituire figure professionali specializzate in questo settore. È del tutto normale che i professori di scienze spieghino il corpo umano, ma questa si chiama biologia, non educazione sessuale. Inoltre, è aberrante leggere che sia previsto lo studio delle differenze sessuali tra maschi e femmine senza considerare, per esempio, che definire gli organi genitali rigidamente come ‘maschili’ e ‘femminili’ è scientificamente e socialmente parziale, in quanto anche un uomo trans può avere l’utero. È proprio per questo che nei corsi di educazione sessuale specialistici si insegna a parlare di corpi AFAB o AMAB (Assigned Female/Male At Birth), ossia assegnati rispettivamente al genere femminile o maschile alla nascita. Ma certo, non preoccupiamoci: ci penserà la professoressa di scienze”.

Il contesto: le dichiarazioni di Valditara

L’intervento di Massara arriva a pochi giorni dalle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Valditara a La Stampa, in cui il titolare del dicastero dell’Istruzione ha rivendicato l’introduzione obbligatoria dell’educazione al rispetto nelle scuole italiane, sottolineando come le nuove linee guida sull’educazione civica prevedano il contrasto alla violenza di genere fin dalla scuola dell’infanzia, in via interdisciplinare su tutte le materie. Valditara ha inoltre chiarito che il consenso informato richiesto alle famiglie riguarderebbe non l’educazione sessuale in senso biologico o il contrasto alla violenza di genere, bensì le teorie sull’identità di genere, ritenute dal Ministro estranee al tema del rispetto della donna.

Il video

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