La mensa scolastica non è soltanto questione di calorie. La sua importanza va ben al di là della mera consumazione di un pasto, e investe anche il rapporto tra scuola e famiglie. È quanto emerge dalla ricerca “Food Trend 2026”, realizzata da Teha Group, The European House-Ambrosetti per l’Osservatorio Cirfood District. “Per il 94% delle famiglie, la mensa scolastica è molto più di un semplice momento di ristoro“, scrive Adnkronos. “Essa rappresenta, infatti, un servizio che accompagna la quotidianità delle famiglie e costituisce un vero e proprio pilastro per un corretto work-life balance, secondo il 50% dei genitori, contribuendo a rendere più sostenibile l’organizzazione tra tempi di lavoro, scuola e cura dei figli“.
L’indagine, informa l’agenzia, è stata condotta nel giugno 2026, e ha coinvolto un campione di 853 famiglie italiane con almeno un figlio o una figlia di età compresa tra uno e undici anni che hanno usufruito del servizio di ristorazione scolastica. Per la maggior parte di esse, come detto, il tema della mensa va ben al di là dell’alimentazione. “All’avvio del nuovo anno didattico, la mensa scolastica si conferma molto più di un luogo in cui consumare il pranzo”, si legge ancora. “Per le famiglie italiane rappresenta un servizio essenziale per accompagnare bambini e bambine nella costruzione di abitudini alimentari sane, varie e durature, organizzare la quotidianità, conciliando lavoro e cura dei figli“.
La ricerca si sofferma anche sull’aspetto economico. “A fronte di un costo giornaliero medio di soli 5,20 euro per pasto (il quale comprende generalmente primo, secondo, contorno, pane, acqua e frutta e, in molti casi, anche la merenda), il 62% delle famiglie ritiene il prezzo in linea con il livello del servizio ricevuto, mentre il 14% lo giudica persino contenuto”. Il punto centrale resta il valore relazionale ed educativo della mensa. Il 58% delle famiglie la considera “un’importante occasione di condivisione e socialità”, conclude Adnkronos. “Un luogo in cui bambini e bambine non solo mangiano, ma imparano a stare insieme, sperimentano nuove abitudini e vivono il cibo come parte del proprio percorso di crescita”.