Non solo libri, cancelleria e accessori. Mantenere i figli a scuola costa sempre di più ai genitori, anche a causa della ristorazione scolastica – le care, vecchie mense – che presentano un conto sempre più salato. Secondo l’Indagine annuale di Cittadinanzattiva, per l’anno scolastico 2025/2026 una famiglia con redditi nella media italiana ha speso mensilmente 87,89 euro per la mensa di un figlio all’infanzia e 89 euro per la primaria. Si tratta di un aumento rispetto all’anno precedente, quando la spesa si attestava rispettivamente a 85 euro e 86 euro.
I rincari non sono omogenei lungo la Penisola, con picchi che nella scuola primaria raggiungono il più 16,6% in Molise e il più 7,6% in Abruzzo. A livello nazionale, il costo del singolo pasto è salito a 4,30 euro per l’infanzia e 4,41 euro per la primaria. Come riporta l’associazione, questi dati si basano su una famiglia tipo di tre persone con un ISEE di 19.900 euro e una frequenza costante del servizio.
La geografia dei costi conferma forti disparità regionali. L’Emilia Romagna si attesta come la regione più cara, con una media di 116 euro mensili per l’infanzia e 115 euro per la primaria, registrando un netto balzo rispetto ai 108 euro della scorsa indagine. Al contrario, la Sardegna resta un’isola felice per il portafoglio, con costi di “soli” 61 euro per l’infanzia e 65 euro per la primaria. Tra i capoluoghi, Parma conquista il primato di città più costosa con 7,8 euro a pasto per l’infanzia, mentre Cagliari risulta la più economica con una tariffa di 2,1 euro. In questo panorama, Roma si distingue come modello virtuoso tra le grandi città, mantenendo il costo bloccato a 2,6 euro a pasto.
L’importanza della mensa va però ben oltre l’aspetto economico. “In Italia le mense scolastiche erogano circa 400 milioni di pasti all’anno, rendendo la refezione uno dei più grandi servizi pubblici di prevenzione sanitaria e nutrizionale del Paese”, dichiara Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva. L’associazione sottolinea come il servizio sia un “investimento strategico contro la povertà alimentare, l’obesità infantile e le disuguaglianze sociali”, oltre a essere fondamentale per garantire il tempo pieno, ancora negato a un bambino su due nella primaria.
Sul fronte delle infrastrutture, arrivano segnali positivi grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (che tra pochi giorni esaurirà la sua missione). La dotazione di mense negli edifici scolastici statali è salita al 36,5%, con un incremento significativo al Sud che passa dal 22% al 24%. Il Mezzogiorno sta beneficiando di una forte accelerazione nei finanziamenti: oggi riceve circa il 66% dell’ammontare totale dei fondi PNRR destinati alle mense e conta il 59,1% dei progetti finanziati.
Nonostante questi progressi, conclude Cittadinanzattiva, resta alta la preoccupazione per il futuro: il rischio è che la crisi energetica e i conflitti internazionali spingano i Comuni a rivedere ulteriormente al rialzo le tariffe, colpendo le fasce più vulnerabili della popolazione.