La scuola sta diventando un campo di battaglia? Questo è ciò che viene da pensare oggi, 25 marzo, dopo che una docente di 57 anni è stata accoltellata da uno studente di tredici anni a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è subito intervenuto, da Parigi, con una nota in cui ha parlato di “un fatto di una gravità sconvolgente”, mettendo subito l’accento sulle norme che potrebbero fermare la violenza a scuola.
“Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal Governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica”, queste le sue parole. La reazione di Valditara di fronte a casi del genere, che purtroppo sono frequenti, è quasi sempre la stessa: il ministro si dice sempre pronto ad applicare norme più severe contro violenze e aggressioni.
Ma quanto è stato fatto in questi anni, dall’insediamento del ministro a ottobre 2022? Le misure prese stanno funzionando? Ecco una breve lista degli interventi volti a contrastare episodi come quello di stamattina.
Nel novembre 2022, a inizio mandato, Valditara è stato inondato dalle critiche per aver parlato di “umiliazione” degli studenti, dando al termine un’accezione positiva, e di “lavori socialmente utili”.
“Se si sospende un ragazzo, il rischio è che poi vada a fare altri atti di teppismo, o magari si dia allo spaccio o alla microcriminalità. Quel ragazzo deve essere seguito, quel ragazzo deve imparare che cosa significa la responsabilità, il senso del dovere. Noi dobbiamo ripristinare non soltanto la scuola dei diritti, ma anche la scuola dei doveri”, ha detto il ministro, spiegando cosa dovrebbe essere attuato per recuperare alunni violenti o in situazioni di disagio.
“Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità. Di fronte ai suoi compagni è lui, lì, che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. Da lì nasce il riscatto. Da lì nasce la maturazione. Da lì nasce la responsabilizzazione”, queste le parole forti con cui Valditara ha esposto il suo pensiero.
Nel 2023 il Ministero ha annunciato di voler richiedere l’intervento dell’Avvocatura Generale dello Stato nella rappresentanza e difesa del personale della scuola, nelle sedi civili e penali.
La decisione del Ministro Valditara è stata motivata dall’esigenza di tutelare la dignità professionale e l’incolumità di docenti e personale: “Sarò sempre dalla parte degli insegnanti aggrediti. La nostra priorità è riportare responsabilità, serenità e rispetto nelle scuole”.
Il ministro ha spesso parlato, in questi anni, di attenzione alla cultura del rispetto. Nel 2024 sono state promulgate tre leggi molto importanti che molto hanno a che fare con la violenza a scuola.
Innanzitutto la Legge n. 25 del 4 marzo 2024 prova ad arginare il fenomeno delle aggressioni ai docenti. L’art. 1 prevede l’istituzione con apposito decreto di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, con compiti di monitoraggio, studio, informazione e sensibilizzazione.
L’art. 2 riguarda la promozione dell’informazione da parte del Ministero, mentre l’art. 3 istituisce la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico, che si celebra il 15 dicembre di ogni anno.
Gli articoli dal 4 al 6 intervengono sul codice penale: l’art. 4, in particolare, modifica l’art. 61 c.p. (Circostanze aggravanti comuni) inserendo il n. 11-novies con un’ulteriore circostanza aggravante comune, consistente nell’”avere agito, nei delitti commessi con violenza o minaccia, in danno di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni“.
La legge 17 maggio 2024 n. 70 contiene invece disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo. La nuova normativa prevede nuovi obblighi per le scuole, eccone alcuni:
A proposito di rispetto, a fine 2024 è stata varata la legge n.150 in materia di “Revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti, di tutela dell’autorevolezza del personale scolastico nonché di indirizzi scolastici differenziati”.
Ecco alcune misure:
Il Consiglio dei Ministri, a luglio scorso, ha poi approvato in via definitiva i relativi regolamenti. “È un segnale forte e chiaro: nella scuola italiana il rispetto per la persona e per le istituzioni è imprescindibile. Con questa riforma, il voto di condotta torna a essere un importante strumento educativo per far crescere cittadini responsabili e consapevoli. Vogliamo una scuola autorevole, non autoritaria, in cui il merito, il rispetto e la centralità della persona sono fondamentali”, ha dichiarato in quell’occasione il Ministro Valditara.
Di rispetto si parla moltissimo, come ha voluto Valditara, nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, pubblicate a dicembre, in vigore dal prossimo settembre, e nelle nuove Linee Guida di Educazione Civica, entrate in vigore nell’anno scolastico 2024/2025.
Ecco come Valditara ha annunciato queste ultime, nell’agosto 2024: “Introduciamo il principio fondamentale della cultura del rispetto verso ogni persona, diritti ma anche doveri. La responsabilità individuale, la consapevolezza di appartenere ad una comunità che la costituzione stessa definisce patria”.
“Le nuove Linee guida promuovono l’educazione al rispetto di ogni persona e dei suoi diritti fondamentali, valorizzando principi quali la responsabilità individuale e la solidarietà, l’eguaglianza nel godimento dei diritti e nella soggezione ai doveri, la libertà e la consapevolezza di appartenere ad una comunità nazionale definita patria dai Costituenti, il lavoro, l’iniziativa privata, nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita, la lotta a ogni mafia e illegalità. L’Educazione civica rappresenta una sfida educativa che, nel dialogo quotidiano tra docenti e studenti, interessa tutti gli insegnamenti di una ‘scuola costituzionale’, in prima linea nella formazione di cittadini consapevoli e responsabili”, ha aggiunto nel momento della pubblicazione.
Poi, a gennaio 2026, dopo l’uccisione di uno studente, accoltellato a morte da un compagno, a La Spezia, Valditara ha parlato di metal detector a scuola: “Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”, queste le sue parole.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.
Poi, è stata pubblicata una direttiva in cui dei Ministri Piantedosi e Valditara alle prefetture e agli USR. Su richiesta dei dirigenti, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, insieme ai prefetti, si potrà decidere di fare dei controlli all’ingresso delle scuole.