Un dirigente scolastico su quattro è ancora lontano dalla regione in cui ha vinto il concorso. Lo certifica il Libro Bianco sull’emergenza mobilità, pubblicato a giugno 2026 dal Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione su dati ufficiali del portale Unica del Ministero dell’Istruzione e del Merito. A sette anni dalle prime immissioni in ruolo del 2019, la situazione non accenna a risolversi: 1.259 dirigenti prestano servizio fuori dalla propria regione, con un tasso di rientro fermo al 4,9%. Un fenomeno quasi interamente unidirezionale: il 70,5% dei flussi va dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, mentre appena il 4,9% si muove in senso contrario.
L’analisi dei flussi dissolve ogni idea di mobilità reciproca. Il movimento Sud-Isole verso il Nord assorbe il 33,9% del totale, a cui si aggiunge il 20,1% diretto verso il Centro. Ulteriore quota, il 16,5%, è generata dal Centro verso il Nord: è il cosiddetto effetto rimbalzo, la mobilità forzata di dirigenti laziali e toscani spiazzati dall’arrivo dei colleghi meridionali. I movimenti interni alla stessa macro-area si fermano a meno del 25%. I flussi di rientro veri e propri dal Nord verso il Sud raggiungono appena il 4,9%: 39 dirigenti su 767.
Il fenomeno non è frutto di scelte individuali, ma di un effetto domino innescato dalla saturazione dei posti nelle regioni a maggiore partecipazione concorsuale. I vincitori del concorso ordinario 2017 con punteggio più alto, perlopiù originari del Sud, furono dirottati verso le regioni limitrofe, riducendo i posti per i candidati di quelle stesse regioni e generando una catena di riallocazioni su scala nazionale. Campania, Lazio, Sicilia e Puglia concentrano la parte più consistente del fenomeno.
In particolare, la Campania è la regione più colpita: 264 dirigenti su 342, il 77,19%, sono fuori regione. Le destinazioni principali sono il Lazio (79, pari al 29,8%), la Lombardia (41, 15,5%), la Toscana (30, 11,3%) e l’Emilia-Romagna (24, 9,1%). Il Lazio, seconda regione per esodo con 134 fuori sede (37,9%), riversa i propri DS verso Toscana (29, 21,6%), Emilia-Romagna (27, 20,1%) e Lombardia (23, 17,2%). La Sicilia, con 111 dirigenti fuori regione (29,3%), punta quasi esclusivamente al Nord: Lombardia (32, 28,8%), Piemonte (21, 18,9%), Emilia-Romagna (16, 14,4%). La Puglia, con 67 DS in esilio (23,5%), segue la stessa rotta: Emilia-Romagna (16, 23,9%), Lombardia (14, 20,9%), Marche (10, 14,9%).
Tre regioni assorbono quasi la metà dell’intero esilio. La Lombardia è la prima destinazione con 154 DS accolti (19,3%), seguita dall’Emilia-Romagna con 117 (14,7%) e dal Lazio con 90 (11,3%), che figura insieme come grande esportatrice e ricevente. In Emilia-Romagna i dirigenti da fuori regione sono il 39,7% del totale, in Lombardia il 36,9%. In Molise e Basilicata i DS accolti superano proporzionalmente quelli locali. Una concentrazione che pone, rileva il documento, non solo una questione redistributiva ma un concreto problema di sostenibilità organizzativa per le regioni di destinazione.