Una scuola piemontese con ben quattro sedi ha cambiato tre dirigenti in due anni: l’allarme arriva da una lettera firmata da 102 componenti del personale scolastico dell’istituto, che si lamentano del fatto che dal sito dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte l’istituto risulta indicato come “sede affidata per incarico nominale fino al 31 agosto 2028”.
Ecco uno stralcio della lettera: “La scuola ha continuato a funzionare. Ha retto grazie all’abnegazione quotidiana dei suoi lavoratori: docenti, personale ATA, collaboratori, assistenti amministrativi e tecnici. Ha retto grazie all’impegno di chi ogni giorno entra in classe, apre gli uffici, accoglie gli studenti, affronta problemi e cerca soluzioni senza clamore”.
“Ma la dedizione delle persone non può diventare l’alibi delle istituzioni. Non si può chiedere a una comunità scolastica di ricominciare ogni anno da capo. Non si può pretendere che ogni settembre si debbano ricostruire relazioni, priorità, strategie e percorsi interrotti. Non si può governare una scuola importante attraverso una successione di soluzioni temporanee”.
“Chiediamo che qualcuno si assuma la responsabilità di questa scelta. Non è più sufficiente nascondersi dietro procedure, vincoli o formule amministrative. Le decisioni hanno conseguenze concrete sulla vita delle persone e sulla qualità dell’offerta formativa”.
Mobilità dei dirigenti scolastici, è emergenza? A dare l’allarme, con preoccupazione per la stabilità la qualità del sistema scolastico, il Gruppo Operativo del Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione, che ha pubblicato il Libro Bianco sull’Emergenza Mobilità dei Dirigenti Scolastici – Edizione 2026, elaborato a partire da fonti ufficiali ministeriali e analisi statistiche indipendenti.
Il fenomeno dell'”esilio” dei Dirigenti Scolastici, collocati lontano dalla propria terra, non riguarda solo la sfera personale dei presidi, ma ha ricadute dirette sulla continuità didattica, sulla gestione amministrativa e sulla progettualità delle scuole in cui i docenti operano quotidianamente.
L’analisi dei dati evidenzia un movimento quasi esclusivamente unidirezionale: dal Sud e dalle Isole verso il Centro e il Nord. Ecco alcuni dati.
Tre sole regioni (Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio) assorbono quasi la metà (45,5%) di tutti i DS fuori sede. In alcune regioni come il Molise, quasi 6 dirigenti su 10 provengono da fuori, mentre in Lombardia ed Emilia-Romagna la quota di DS “esterni” supera il 35%.
Nelle regioni riceventi, la comunità scolastica si trova a collaborare con figure che potrebbero non avere una prospettiva di permanenza a lungo termine, rendendo più complesso il consolidamento di visioni educative durature.
Il Libro Bianco non si limita alla denuncia, ma propone soluzioni per uscire dalla crisi e garantire stabilità alle scuole: