Home I lettori ci scrivono Mobilità in coda fase 0 e A

Mobilità in coda fase 0 e A

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Gentili rappresententi del MIUR, Gentili rappresentanti del governo e dei sindacati, Gentili colleghi delle fasi B e C,

chi scrive è un marito di una docente immessa in fase 0 (ovvero mediante le procedure di cui all’articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, ma con la sfortuna di essere stata assunta nell’anno 2015) e padre di due bambini di 3 e 6 anni.

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Come tutti i colleghi neoassunti, mia moglie si appresta a partecipare alla mobilità 2016 per la FASE D, in coda sia ai docenti già di ruolo (di cui condivide la legge di immissione in ruolo!) sia ai neoassunti di fasi B e C (che, in taluni casi, hanno avuto la fortuna per un anno almeno di rimanere nella propria provincia);

Sei anni fa con mia moglie (ma per molti colleghi nella stessa situazione di mia moglie, si parla anche di 10 – 15 anni), dolorosamente abbiamo deciso di presentare la domanda per le GAE in Lombardia (noi siamo siciliani), per mancanza di posti nella nostra provincia di residenza e nella speranza di poter “accelerare” l’immissione in ruolo: questo ha comportato, e tuttora comporta, la divisione della nostra famiglia, con il padre in Sicilia e moglie e figli in Lombardia.

Di conseguenza per questi sei anni ci siamo sobbarcati enormi disagi sia economici (io viaggio ogni fine settimana per dare ai miei figli una parvenza di vita normale), sia morali e familiari (quante volte ho dovuto sentir dire ai miei figli “papà, non te ne andare, resta qua con noi”).

Abbiamo seguito con trepidazione e speranza le vicende della mobilità straordinaria, pensando di poter finalmente avere quantomeno la possibilità di tornare a casa, per poi scoprire di essere in coda a tutti, in coda a persone che in questi sei anni sono rimasti comodamente a casa loro ad insegnare e godersi la propria famiglia, e quindi con speranze quasi nulle di ottenere il trasferimento. Ed adesso sentire le recriminazioni dei colleghi di fase B e C sulla possibilità di finire fuori provincia e la parola “deportazione”, a noi che da anni stiamo fuori suona molto duro.

Forse i legislatori ed i sindacati, prima di partorire delle regole per la mobilità straordinaria così insensate ed inique, avrebbero potuto riflettere un poco di più: per loro l’aver scelto una provincia per le GAE sei anni fa, con prospettive di assunzione e regole totalmente diverse, significa avere già espresso una preferenza. Ebbene, proprio non è così. Se si cambiano le regole in corso, bisogna dare a tutti le stesse possibilità di scelta. A saper prima del piano straordinario di assunzioni, Vi assicuro che anche noi saremmo rimasti nella nostra provincia di residenza, e non avremmo sottoposto noi ed i nostri figli a questi enormi sacrifici.

Spero questa mail possa servire da spunto di riflessione per qualcuno.