Home Attualità Mobility manager, che fine ha fatto? Il punto su trasporti e mobilità

Mobility manager, che fine ha fatto? Il punto su trasporti e mobilità

CONDIVIDI

L’ultimo rapporto di Legambiente, attraverso un’indagine effettuata su un campione di 7037 edifici, fa il punto sullo stato dell’edilizia scolasticacome riferiamo in un altro articolo, ma anche sugli interventi messi in atto dalle scuole per affrontare la pandemia, dalla didattica a distanza, ai trasporti e la mobilità, che hanno rappresentato da subito i principali nodi della pandemia.

SCARICA IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE

Alla luce delle problematiche sui trasporti e sulla mobilità casa-scuola molti istituti, attraverso i Comuni, hanno iniziato a investire per mettere in grado i bambini e i ragazzi di spostarsi in modo sostenibile, autonomo e sicuro.

Icotea

Dal rapporto di Legambiente emerge che quasi il 68% delle amministrazioni dichiara:

  • di aver adottato misure specifiche per l’organizzazione del servizio scolastico nel 2020;
  • di aver incrementato per più del 35% delle scuole i mezzi di trasporto pubblico, anche ricorrendo ad aziende private (nel 28% dei casi);
  • di aver ampliato le fasce orarie per il trasporto (nel 30,4% dei casi).

Il suggerimento di Legambiente, naturalmente, è quello di non arretrare sul miglioramento del trasporto pubblico scolastico, ma soprattutto di intervenire ulteriormente con azioni e mezzi ecologici ed ecosostenibili.

Mobilità pedonale e a due ruote

Sul fronte della mobilità pedonale e su due ruote, infatti, la progettualità delle istituzioni è ancora carente. Sono ancora troppo basse le pratiche che consentono i percorsi casa-scuola in autonomia e sicurezza.

Non sembra avere attecchito, ad esempio, la figura del mobility manager, rispetto alla quale il Decreto Sostegni bis aveva previsto un investimento di 15 milioni di euro, destinati a quelle scuole che si fossero dotate entro il 31 luglio 2021 di un piano di spostamenti casa – scuola – casa di personale e allievi, affidato proprio al mobility manager e finalizzato a iniziative come il piedibus, il car pooling e il car sharing, ma anche il bike pooling e il bike sharing.

Leggiamo sul rapporto i seguenti dati:

  • il servizio di pedibus è presente nel 5% delle scuole, in gran parte concentrato nelle regioni settentrionali;
  • il servizio di bicibus presente esclusivamente nello 0,2% delle scuole
  • del Nord;
  • le strade scolastiche sono presenti in prossimità soltanto del 7,9% delle scuole;
  • solo il 15% degli edifici è posto nelle zone 30, aree della rete stradale urbana dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari invece dei consueti 50, per permettere una migliore convivenza tra auto, biciclette e pedoni.

Alcune buone pratiche

Il rapporto di Legambiente in tema di mobilità sostenibile segnala due buone pratiche.

  1. Si chiama Millepiedini il progetto sulla mobilità sostenibile del Comune di Mantova rivolto ai bambini della scuola primaria. Le famiglie e i ragazzi possono scegliere il percorso più comodo e la fermata più vicina a casa ma anche proporre nuovi tragitti, in base alle proprie esigenze. Sono 5 le buone ragioni alla base del servizio: la mobilità sostenibile, il movimento, l’educazione stradale, la partecipazione.
  2. Demos è il progetto del Comune di Prato che dal 2018 promuove una mobilità casa-scuola più attenta ai temi della sicurezza, della qualità dell’aria e del benessere collettivo. Un’iniziativa pilota poi replicata in altre scuole del territorio. Sono state avviate numerose linee di pedibus autogestite e animate da genitori accompagnatori che partecipano attivamente al progetto.