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Nella scuola post covid-19 la comunità educante è almeno desiderata?

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L’anno scolastico 2020-2021 del covid-19 è anche UNA OCCASIONE FORSE UNICA E IRRIPETIBILE per DIMOSTRARE che ALMENO la si DESIDERA la COMUNITA’ EDUCANTE.

Si, proprio la Comunità Educante dell”Art.24 del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro – CCNL del comparto istruzione e ricerca , articolo che era stato definito una “novità di portata storica”, quello che ha messo PER LA PRIMA VOLTA, NERO SU BIANCO la definizione di scuola come “una “comunità educante”, improntata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni, di cui fanno parte attiva “il dirigente scolastico, il personale docente ed educativo, il DSGA e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, nonché le famiglie, gli alunni e gli studenti che partecipano alla comunità nell’ambito degli organi collegiali previsti dal d.lgs. n. 297/1994”.

Occorre di nuovo, come sempre dovrebbe essere, mettere al centro gli alunni e il loro diritto all’istruzione e al successo formativo.

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Gli adulti di riferimento della COMUNITA’ SCOLASTICA, ovvero PERSONALE SCOLASTICO, INSEGNANTI e GENITORI dovrebbero parlarsi, condividere le proprie ansie, i dubbi e le proposte, e accordarsi per trovare i modi migliori e unitari di RACCONTARE AGLI ALUNNI dei cambiamenti che la LORO scuola avrà nel prossimo anno scolastico 2020-2021.

Il racconto dovrebbe partire dal fatto, che, come purtroppo spesso accade, ci si accorge dell’importanza di qualcosa o di qualcuno, quando lo si perde (la scuola è un mix di qualcosa e di qualcuno).

L’essere stati privati della scuola di prima dovrebbe aver fatto capire che cosa era veramente la scuola, in Italia, fino al Marzo 2020, nei suoi aspetti molteplici.


Ma siamo proprio sicuri che tutti gli adulti di riferimento abbiano una idea comune di che cosa è veramente la scuola?
Anche il parlare di questo, il CERCARE di fare chiarezza e l’OFFRIRE questo tentativo agli alunni è, a mio avviso, una azione di valore.

(Ad esempio per me la scuola è il come l’ha descritta Papa Francesco il 10 Maggio 2014 nel suo discorso alla giornata “La Chiesa per la Scuola”).


Non sia mai che gli adulti di riferimento presenti a scuola, gli insegnanti, manifestino un tipo di narrazione e a casa, i genitori, ne manifestino un altra, molto diversa!


Occorre rendere conto agli alunni, ed occorre poi mettersi in ascolto delle loro ansie, dei loro dubbi, delle loro proposte.

Occorre predisporre strumenti per raccogliere i messaggi degli alunni.

Occorre che questi processi non siano statici, ma dinamici e aggiornabili in un continuo processo di analisi della situazione e ascolto, elaborazione di piani e verifiche.

Occorre un DIARIO CONDIVISO del prossimo anno scolastico, un GIORNALE DI BORDO, di uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini e bambine, su di una unica barca.


Ogni istituzione scolastica concreta, di persone in carne ed ossa, di volti, dovrebbe predisporsi per questo o quanto meno MANIFESTARE INEQUIVOCABILMENTE IL PROPRIO DESIDERIO DI TUTTO CIO’.

MANIFESTARE IL DESIDERIO DI COMUNITA’ EDUCANTE…



Stefano Terraneo – Forags Lombardia per conto di Age Lombardia

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