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24.10.2026

Next Gen AI, il Summit di Cernobbio raccontato dagli studenti: entusiasmo, fatica, incontri e voglia di cambiare la scuola

«I tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e cambierete i tempi». E’ questa la frase, scritta su un murales nei pressi della stazione centrale di Milano (attribuita sia a Sant’Agostino che a Sant’Ambrogio) che accoglie Marta Minestrini, docente dell’ITTS Volta di Perugia, arrivata assieme alla delegazione della sua scuola per partecipare a Next Gen AI 2026, il Summit internazionale sull’intelligenza artificiale.

Una frase che sembra anticipare il senso di quanto avverrà nei giorni successivi: «il futuro – tecnologico, scolastico, umano – non si subisce, ma si costruisce con le nostre scelte, la nostra responsabilità e il nostro impegno».

È da qui che parte il diario collettivo che abbiamo chiesto di tenere a un gruppo di studenti e docenti durante i giorni del Summit, annotando impressioni, emozioni, riflessioni e giudizi sull’esperienza. Un diario collettivo fatto di post-it digitali incollati su un file condiviso che raccoglie le voci di studenti e docenti provenienti da diverse scuole italiane.

Oltre cento scuole, quattro studenti per delegazione

Il Summit, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è svolto dal 19 al 22 ottobre tra Milano, con l’inaugurazione al Teatro alla Scala, e Villa Erba a Cernobbio. Al centro le trasformazioni prodotte dall’IA nel mondo dell’educazione, del lavoro, della vita, dell’ambiente e delle arti. Oltre cento le scuole partecipanti, ciascuna con una delegazione di quattro studenti, due ragazze e due ragazzi, accompagnati da un docente. Un’occasione per incontrare esperti internazionali, ma soprattutto per confrontarsi con coetanei provenienti da realtà scolastiche differenti.

«Sono nel posto giusto». Ma anche fatica e sonnolenza

«Sono nel posto giusto», scrive Rachele del Volta dopo i primi incontri. Confessa di essere arrivata con un po’ di ansia, ma anche con grande emozione e curiosità: «Sono pronta a mettermi in gioco e a costruire qualcosa insieme».

Gli studenti dell’Istituto Michelangelo Pira di Siniscola in provincia di Nuoro scelgono invece una modalità molto originale: raccontare ogni giornata attraverso quattro parole. Il primo giorno sono «fatica», «interessante», «sonnolenza» e «formativo». E spiegano senza troppi giri di parole che «a volte è difficile seguire molte ore di convegno: non vediamo l’ora di cimentarci in laboratori pratici e stimolanti». Una valutazione sincera, che dice molto anche su come gli studenti vivono i momenti formativi. L’interesse per i temi non elimina la fatica di ascoltare per ore: c’è soprattutto voglia di fare, sperimentare, confrontarsi. Il giorno successivo le quattro parole cambiano: «impegno», «produttività», «motivazione», «innovazione».

Matteo, dell’ITTS Volta, sottolinea invece il valore degli incontri con gli esperti e delle domande che ne sono scaturite: «hanno aperto la mia visione e mi hanno fatto formulare nuove opinioni a riguardo».

Gli fanno eco le parole del gruppo di studenti del Liceo Galilei, sempre di Perugia: «siamo entrati in contatto con ragazzi arrivati da ogni parte del mondo e non essere stati semplici spettatori è stata la cosa più bella. Ci siamo sentiti ascoltati dal primo all’ultimo minuto, fino al momento in cui abbiamo presentato le nostre proposte concrete direttamente al Ministro dell’Istruzione. Abbiamo capito che il futuro non è qualcosa che dobbiamo solo aspettare, ma qualcosa che possiamo progettare noi in prima persona. Torniamo in classe con una sensazione di forte energia e speranza, ma soprattutto con la consapevolezza che il nostro presente è già la scuola del futuro».

Dall’ascolto ai laboratori: immaginare una scuola diversa

Con il procedere dei giorni il diario cambia tono. Alle impressioni iniziali si sostituiscono i racconti dei laboratori, del lavoro in gruppo e delle idee condivise.

Gli studenti del Pira raccontano come le proposte per cambiare la scuola siano nate soprattutto dal confronto tra loro. È forse uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza: gli studenti non sono soltanto destinatari di riflessioni sull’intelligenza artificiale, ma diventano protagonisti della progettazione di possibili scenari futuri.

Anche Nicola (del Volta)racconta di essersi trovato «circondato da un ambiente coinvolgente ed entusiasmante», nel quale affrontare i dilemmi che l’intelligenza artificiale pone nelle nostre vite quotidiane.

Il Summit diventa così qualcosa di diverso da un convegno: un luogo nel quale incontrarsi, elaborare proposte, discutere, costruire insieme.

L’intelligenza artificiale e il valore delle relazioni

Un tema attraversa quasi tutti i diari: la centralità dell’incontro tra persone, anche in un evento interamente dedicato alle tecnologie.

Marta Minestrini racconta l’immagine di un pannello di fili colorati che collega persone, tecnologie, metodologie e luoghi. Gli «intrecci di idee» diventano la rappresentazione concreta di quanto avvenuto nei laboratori.

Nella riflessione conclusiva del Liceo Musicale Gropius di Potenza troviamo una considerazione significativa: «La bellezza della tecnologia e del futuro non potrà mai sostituire la bellezza dell’incontro».

E ancora: «Torniamo a casa con nuovi strumenti, ma soprattutto con una convinzione rafforzata: il futuro si affronta insieme, a testa alta e a cuore aperto».

Anche Fabiana Cruciani, dirigente scolastica che ha coordinato un gruppo di 9 scuole presenti al summit, nel suo diario racconta la meraviglia dei giorni di Cernobbio, dalla Scala allo spettacolo finale dei droni sul lago. Ma soprattutto si sofferma sui ragazzi, definiti «portatori sani di giovinezza», capaci di trasmettere agli adulti la voglia di cambiare il mondo.

«È stata una esperienza bellissima, sia per i contenuti sia per la simpatia e umanità», scrivono gli studenti del Liceo Bodoni di Saluzzo. «Torniamo a casa con un bagaglio di stimoli e materiali che sarà interessante disseminare nelle nostre scuole».

I ragazzi dell’ISI Europa di Pomigliano d’Arco, rientrando in treno in Campania, hanno scritto: «ci siamo riuniti per un summit sull’AI, ma crediamo che quello che resterà nei nostri ricordi saranno le persone incontrate, le amicizie nate e i momenti vissuti insieme. In mezzo a tanta tecnologia, le persone fanno ancora la loro parte. I rapporti umani vincono! »

Angela Gallo, docente dell’ITI Guglielmo Marconi di Dalmine e Cinzia Turquet dell’ITST Kennedy di Pordenone riassumono così: «ci siamo sentiti accolti e accolte e ci portiamo a casa molto più di quello che avremmo immaginato: le emozioni dei nostri ragazzi, i loro sorrisi, le loro fragilità e tutta la bellezza che, a volte, fanno fatica a mostrare ma anche la gioia di aver conosciuto colleghi speciali, con cui abbiamo condiviso tanto, tra responsabilità, risate e momenti di spensieratezza..».

Cambiare i tempi, insieme

Il 22 ottobre il Summit si conclude. Le delegazioni si preparano a rientrare nelle rispettive scuole, portando con sé esperienze, conoscenze, nuove amicizie e domande.

Ritorna allora la frase di Sant’Ambrogio incontrata all’arrivo a Milano: cambiare i tempi significa anche riconoscere ai giovani la possibilità di contribuire a costruire il futuro.

E forse il senso più autentico dell’esperienza di Cernobbio è racchiuso proprio nelle parole degli studenti dell’Istituto Michielangelo Pira: «Per noi è stato bello proporre idee e impressioni su come vorremmo cambiasse la scuola e come queste idee sono nate e si sono evolute fondamentalmente dal confronto».

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