Spesso sono stati fatti confronti tra il modello scolastico finlandese e quello italiano, parlando del primo come “migliore” rispetto al nostro. Una studentessa italiana di diciassette anni sta svolgendo il quarto anno delle superiori proprio nel Paese scandinavo.
La ragazza, a Il Corriere della Sera, ha spiegato quali, secondo lei, sono le principali differenze tra i due sistemi: “È un approccio completamente diverso, molto simile a quello che in Italia si vive all’Università, ma ci si adatta volentieri perché allarga gli orizzonti. L’anno scolastico è suddiviso in 5 periodi di circa sei settimane ciascuno, seguiti da una settimana dedicata agli esami. Per ogni periodo si scelgono da 4 a 7 materie a seconda del proprio piano di studi. In questo primo periodo, ad esempio, sto frequentando inglese, arte, musica, filosofia e storia. Non abbiamo una classe fissa: siamo noi studenti a cambiare aula ad ogni lezione”.
“La giornata tipo prevede lezioni da 75 minuti, intervallate da 15 minuti di pausa, ed è previsto un intervallo più lungo per il pranzo, che è gratuito per tutti gli studenti. Cambia radicalmente anche la gestione del materiale: qui i libri cartacei quasi non esistono, la didattica passa interamente attraverso il computer e le lavagne multimediali, con la scuola pronta a fornire i dispositivi digitali e gratuiti a chiunque. È un modello flessibile, basato sull’autonomia, dove ognuno costruisce giorno per giorno il proprio percorso”.
“La differenza principale è che qui la valutazione non si basa sul nozionismo o sulla memorizzazione di date e fatti storici, ma sulle competenze reali e su come lo studente lavora durante tutto il periodo. Per far capire il clima: per l’esame di musica il professore mi ha detto che faremo una conversazione tranquilla davanti a una tazza di caffè. Si fanno meno cose alla volta, ma le si approfondisce bene (poco e buono). Anche per quanto riguarda i voti, non c’è alcun tipo di competizione o invidia: non esiste la cultura del confronto. Ognuno è concentrato sul proprio percorso di studi e sul proprio miglioramento personale. Rispetto all’Italia, ansia e stress da prestazione sono praticamente azzerati, ed è un approccio molto più delicato e rispettoso dei tempi di ciascuno”.
“Il rapporto con i docenti? Molto più informale rispetto all’Italia. Non si dà del lei: i docenti si chiamano per nome, si scherza e ci si parla in totale serenità. C’è molta più libertà e non si ha mai il timore di chiedere chiarimenti o fare domande. E poi c’è grande spazio per i laboratori pratici di arte e musica: durante le lezioni i docenti mettono persino la musica di sottofondo per aiutarci a entrare in sintonia e creare”, ha concluso.
Lo scorso 8 settembre il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara ha commentato gli ultimi dati Ocse Pisa: “Per la prima volta ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale. Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito”.
“Si confermano i segnali positivi già emersi nella ultima rilevazione Invalsi. La scuola italiana si è mostrata un sistema solido. In un contesto complesso, che ha visto arretrare in modo preoccupante diversi Paesi, il nostro sistema scolastico ha saputo lavorare sulle criticità, riuscendo peraltro a ridurre i divari storici tra Nord e Sud. Diventiamo un riferimento internazionale importante, lasciandoci alle spalle vecchi pregiudizi. Continueremo lungo la strada tracciata per potenziare le misure a supporto dei docenti e degli studenti”.