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Non si prendono in giro gli insegnanti, si rispetti il loro lavoro

In questi giorni ho letto tanti interventi riguardo le proteste di alcuni studenti che hanno deciso di non svolgere il colloquio finale all’Esame di Stato. Pochi interventi a favore e molti interventi contro. C’è chi ritiene che questi ragazzi non abbiano avuto il coraggio di protestare prima, ma solo quando hanno avuto la certezza di portarsi a casa il diploma. Personalmente non sono d’accordo. Ritengo che sia stato, invece, un atto di coraggio tanto emblematico da far saltare la notizia sui giornali e nei telegiornali; hanno trovato un modo per far sentire la loro voce, totalmente inascoltata, come del resto quella dei docenti.

Ora si parla delle motivazioni alla base di tale protesta: tante congetture, tanti risentimenti, addirittura il Ministro in un’intervista al Corriere della Sera ha detto che “non si prendono in giro gli insegnanti, si rispetta il loro lavoro”. Ma perché il ministero rispetta gli insegnanti e il loro lavoro? Sono Presidente di commissione da diversi anni e il compenso che viene percepito dalla commissione tutta è regolamentato dal Decreto interministeriale del 24/5/2007… sono passati 18 anni, si sono succeduti vari ministri, e non c’è mai stato un adeguamento! Nessun compenso aggiuntivo per il segretario verbalizzante, che fa un grande lavoro. Questo è rispettare il lavoro degli insegnanti?

Esami che si svolgono in condizioni ambientali del tutto sfavorevoli: aule scolastiche non compatibili con il benessere degli studenti e dei docenti, estremamente calde, mancanti di un adeguato sistema di climatizzazione, scarsamente idonee allo svolgimento delle prove. Ecco, in queste condizioni inaccettabili gli studenti hanno affrontato prove determinanti! È questo il rispetto?

Eppure, nonostante tutte queste criticità, che dimostrano quanto poco conto si abbia del lavoro dei docenti e quanto poco siano tutelati gli studenti, i nostri giovani, si mette la lente di ingrandimento su una protesta che dice tanto, ma che viene sminuita da chi la scuola la dovrebbe gestire.

Per poi non parlare della valutazione, un’arida sommatoria dei punti del credito scolastico e dei voti delle prove. Ma di cosa vogliamo parlare?

Ogni anno alla fine dell’Esame di Stato noi Presidenti siamo obbligati a inviare una relazione con proposte migliorative: sempre fatto da tutti i presidenti anche in modo critico, ma a quanto pare mai lette. Tutto si muove dall’alto, tutto parte dalle stanze ministeriali, “abitate” da chi nella scuola forse non ci ha mai messo piede.

E gli insegnanti e gli studenti in silenzio devono subire.

Marina Mangianti

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