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“Non siete figli di contadini, pagate il contributo”, la frase shock della preside agli studenti [VIDEO]

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Divampa la polemica a Messina, precisamente al liceo Sequenza dopo le parole “discutibili” della dirigente scolastica nel corso di un’assemblea d’istituto.

In un’assemblea autoconvocata dagli studenti, che contestavano anche la richiesta di denaro, 75 euro, per un contributo alle spese della scuola (25 per il gasolio) la preside al microfono dal pianerottolo della scala antincendio ha detto: “Si tratta – ha detto – solo di 50 euro, il costo di un caffè a settimana, non credo che le vostre famiglie non possano permettersi un caffè al giorno”. E poi la frase incriminata: “Questo è un liceo di alto prestigio, non è come le scuole di montagna, non siete figli di contadini”. 

 

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Le parole della docente hanno fatto scalpore tanto che il sindaco di Messina, Cateno De Luca, è intervenuto chiedendo le scuse della dirigente: “Io stesso sono figlio di contadini – dice De Luca – e ho frequentato scuole di montagna, perché Fiumedinisi è un comune montano. Io non mi devo vergognare. Queste affermazioni sono molto gravi, io non chiedo le sue dimissioni – insiste De Luca rivolgendosi alla preside – ma è giusto che lei chieda scusa. Deve farlo proprio perché guida un liceo prestigioso e per dare un esempio ai ragazzi, quando uno sbaglia deve avere il coraggio di ammettere l’errore e di chiedere scusa. Come è capitato di fare tante volte anche a me”.

La preside si difende: “Frase mal interpretata”

“La frase incriminata è stata interpretata male ed estrapolata dal contesto. Io stessa vengo da una famiglia umile e non mi sognerei mai di parlare delle famiglie più bisognose in modo dispregiativo”, ha spiegato la preside. “Ho chiesto 50 euro per ogni studente perché il nostro istituto avrebbe bisogno di parecchi lavori di ristrutturazione. Noi gestiamo un istituto prestigioso e molto grande con 1500 studenti e 200 tra docenti e personale vario, una scuola che ha cento anni e avrebbe bisogno di diversi lavori di messa in sicurezza. Per questo mi sono permessa di chiedere aiuto alle famiglie degli studenti”.

“La città metropolitana – ha sottolineato la docente – ha sempre meno fondi da destinare alle scuole e noi siamo in estrema difficoltà. Volevo solo far notare che visto che si tratta di un liceo frequentato in gran parte da persone non indigenti, non avrebbero avuto problemi a dare questi 50 euro. Comunque chiaramente se ci fossero famiglie con problemi economici seri lo avremmo capito e saremmo venuti incontro a queste persone. Io stessa ho insegnato in un istituto professionale in provincia di Messina e lì c’erano molte più famiglie con problemi economici, qui in questo istituto sono molte di meno”. La preside ha poi concluso il suo intervento dicendosi “responsabile della sicurezza degli studenti. Ho a cuore la loro salute, non posso rischiare che accada qualche grave incidente”.

Sull’argomento è intervenuto anche il sottosegretario all’Istruzione, Peppe De Cristofaro: “Dispiace leggere le affermazioni, particolarmente spiacevoli nei toni come nei contenuti, che definiscono un’idea di scuola del tutto differente dal lavoro che fra tante difficoltà stiamo portando avanti. Una visione certamente distante dal concetto di democrazia ispirato dalla nostra Costituzione e opposto al progetto di una scuola aperta e inclusiva a cui stiamo lavorando, ma non solo. Infatti l’idea della scuola di classe, di un’istituzione che favorisce o anche solo tollera differenze di possibilità e di qualità della formazione in funzione dell’ambiente di provenienza, è non solo intollerabile, ma finanche inefficace nel contribuire alla crescita economica e sociale di un Paese”.

“Le affermazioni della Dirigente non sono semplicemente superficiali, – conclude De Cristofaro – ma ci mostrano come certe sfide, nella scuola come nella società, siano ancora campi aperti e come ogni giorno, con il nostro lavoro e con l’impegno di docenti e studenti, è necessario riaffermare con i propri comportamenti un’idea differente, in cui siano accolte tutte le differenze, ad eccezione di quelle di possibilità”.
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