Home Ordinamento scolastico “Non tolga i soldi che il ministero ci deve”

“Non tolga i soldi che il ministero ci deve”

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Si tratta di soldi, scrive la redazione bolognese di Repubblica,  che le scuole dovevano avere per pagare le ore in più degli insegnanti, per le supplenze, per il funzionamento: crediti accumulati tra il 2006 e il 2010, mai arrivati nelle casse degli istituti che di anno in anno li hanno iscritti a bilancio come residui attivi.

Ora dal Miur è arrivata la raccomandazione ai dirigenti scolastici di radiare tali somme, che per alcuni istituti superano i centomila euro.

Nella lettera i genitori rappresentanti nelle scuole contestano la raccomandazione del ministero all’Istruzione: “Non pare particolarmente corretto ed esemplare che un debitore, lo Stato, raccomandi al suo creditore, le scuole, di rinunciare a quanto a lui spettante e dovuto”.

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E ancora, fa sapere Repubblica nel suo articolo, i presidenti dei consigli di istituto, ricordano che “tali residui attivi sono in gran parte dovuti ad anticipazioni di cassa, da parte delle scuole, di spese spettanti allo Stato (in particolare supplenze); anticipazioni di cassa che hanno generalmente attinto dai contributi volontari dei genitori”.

 

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Radiare, dunque, tali crediti “significherebbe nei fatti radiare contributi richiesti ai genitori e da loro erogati alle scuole per l’ampliamento dell’offerta formativa e non certo per coprire spese correnti spettanti allo Stato”. La lettera conclude facendo riferimento alla richiesta del ministero  di radiare tali crediti in nome della loro “vetustà”.

Noi, ribattono i genitori, “raccomandiamo invece di pagarli”, in considerazione della “vetustà temporale del credito da troppo tempo aspettato e attesa la attuale difficilissima  condizione finanziaria del bilancio delle scuole a cui, nel tempo, le assegnazioni statali sono state sempre più ridotte”.

A Bologna la richiesta di radiazione è arrivata, per ora, in 22 istituti, che vantano complessivamente un credito di più di un milione e 300mila euro. Qualcosa è stato dato, ma sono spiccioli rispetto alle cifre che le scuole dovrebbero cancellare, tramite delibere dei consigli di istituto.