Un video che ha fatto il giro d’Italia: gli studenti di un liceo barese in piedi sui banchi, a recitare “Oh, capitano, mio capitano”, tra applausi e commozione, per salutare il loro professore di matematica e fisica alla vigilia della pensione dopo quasi quarant’anni di carriera. La scena richiama il celebre finale del film L’attimo fuggente e il video degli studenti è diventato virale in pochi giorni, sottolineando il rapporto educativo tra insegnanti e studenti.
In un’intervista al Corriere, il docente racconta di non essersi aspettato nulla del genere: “Quella mattina avevo intuito che forse qualcuno stesse preparando qualcosa, ma pensavo a un gesto da parte dei colleghi. Quando sono entrato in classe e ho visto studenti di diverse generazioni accogliermi in quel modo, sono stato travolto dall’emozione”. L’intensità del momento ha avuto persino conseguenze fisiche: “Quando tutti sono andati via e si è allentata la tensione emotiva, ho avuto una reazione fisica che non avevo mai sperimentato”. Il professore descrive il gesto come una “promozione”: un riconoscimento inatteso, tanto più significativo per un docente di materie come matematica e fisica, tradizionalmente non tra le più amate dagli studenti.
Al centro del suo metodo c’è la relazione umana prima ancora della disciplina. “Non sono un teorico della didattica, mi definisco piuttosto un artigiano della didattica“, spiega il professore, che attribuisce la sua formazione di educatore all’infanzia trascorsa nei vicoli di Bari vecchia e a un lungo impegno parrocchiale come catechista. “In parrocchia non esistevano registri, non esistevano voti, non esisteva l’autorità formale dell’insegnante. Bisognava conquistare l’attenzione attraverso la relazione”. Da quella esperienza ha tratto una convinzione che non lo ha mai abbandonato: “Prima delle discipline ci sono le persone. Un ragazzo non apprende davvero se non si sente accolto e riconosciuto”.
Alla domanda su cosa gli mancherà di più, il docente risponde senza esitazioni: il confronto quotidiano con i ragazzi. “Mi mancherà il confronto con gli studenti, perché mi mantiene vivo intellettualmente e umanamente. Ho quasi il timore che, smettendo di insegnare, finirò per invecchiare più velocemente”. Non mancheranno invece la burocrazia, i registri elettronici e neppure i voti, che a suo avviso “spesso finiscono per inquinare la relazione educativa”. Al suo successore non lascia ricette, ma un avvertimento: “Questo lavoro richiede una vocazione autentica, non è un mestiere che si può fare come ripiego”. Sul significato del video diventato virale, la riflessione è più ampia: “Forse ricorda a tutti una cosa semplice: la scuola non è soltanto il luogo dei conflitti. È soprattutto un luogo di crescita culturale, umana e, oserei dire, anche spirituale”.