Home I lettori ci scrivono Obbligo a 18 anni, un ulteriore parcheggio per i giovani?

Obbligo a 18 anni, un ulteriore parcheggio per i giovani?

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Carissima redazione di Tecnica della Scuola,

scrivo in merito agli interventi sull’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.

 

Sperare che detto innalzamento implichi il calo della dispersione scolastica è un’utopia, oltre che un controsenso. Ora si esaurisce l’obbligo scolastico a 16 anni; la dispersione c’è e consiste nell’abbandonare gli studi prima di tale termine. Innalzando l’obbligo a 18 anni, ci sarà comunque chi lascerà la scuola prima!

Chi non è portato per lo studio, va a scuola controvoglia, facendo perdere tempo e soldi alla famiglia (ed energie agli insegnanti), e non sarà incentivato a rimanere a scuola solo perché sa che, tanto, dovrà starci fino ai 18 anni; anzi, l’obbligo lo porterebbe ad odiare la scuola in misura ancora maggiore.

Qualcuno replicherà che dobbiamo essere noi insegnanti ad accrescere la motivazione allo studio. Ma noi abbiamo già messo in campo tutte le strategie pensabili. Non siamo animatori turistici, sempre a doverci inventare l’attività ludica, ricreativa, divertente, assolutamente mai noiosa e ripetitiva.

Senza contare il fatto che non necessariamente chi studia fino a 18 anni andrà poi all’università!

E non necessariamente va innalzata la percentuale di chi la frequenta. Meglio iniziare a lavorare presto (se non si hanno attitudini allo studio), magari andando a recuperare quei mestieri manuali che altrimenti moriranno. Ci sono persone che hanno iniziato a lavorare a 15-16 anni, si sentono realizzate in quello che fanno e non avrebbero reso altrettanto sui banchi di scuola.

Alle medie si mandano avanti tutti, non si boccia nessuno: tanto è la scuola dell’obbligo, non vorremo mica minare l’autostima dei ragazzi?! Con l’obbligo ai 18 anni, il meccanismo della promozione regalata si intensificherebbe.

Diciamo, piuttosto, che è più auspicabile per il sistema che i giovani rimangano parcheggiati a scuola per più tempo del necessario (ritardando, così, l’ingresso nel mondo del lavoro e, conseguentemente, innalzando anche l’età pensionabile), dato che non si saprebbe come collocarli altrove.