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Prima ora - Notizie del 3 settembre

03.09.2026
Aggiornato alle 12:08

Omicidio dalla Chiesa, 44 anni dalla strage di via Carini. Le scuole intitolate al generale e il ricordo delle istituzioni

Sono trascorsi quarantaquattro anni dall’uccisione di Carlo Alberto dalla Chiesa, generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo dal 30 aprile al 3 settembre 1982, quando fu vittima di un attentato di Cosa nostra, in cui persero la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è una della figure emblematiche della lotta alla mafia, per l’impegno militare, civile ed educativo. Anche per questo, dopo la sua morte sono state molte le scuole dedicate alla sua memoria in tutto il Paese, insieme a numerose piazze, strade e strutture pubbliche.

Una vita spesa contro il crimine

Nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920, dalla Chiesa entrò nell’Arma nel corso della Seconda guerra mondiale e in seguito partecipò alla Resistenza. Specializzato nella lotta alla mafia e al banditismo, negli anni Settanta fu tra i protagonisti del Nucleo Speciale Antiterrorismo, indagando sulle Brigate Rosse. Nel 1978 fu nominato generale di divisione, nel 1981 generale di corpo d’armata. L’anno successivo fu inviato a Palermo nel ruolo di prefetto, con l’incarico di contrastare Cosa nostra, in rapida espansione. Il suo mandato durò solo pochi mesi, interrotto dalla strage mafiosa di via Carini.

Il post del ministro Valditara

Numerose le figure istuituzionali che hanno ricordato l’anniversario, tra cui il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. “A 44 anni dal barbaro assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, ricordiamo il loro sacrificio”, ha scritto il ministro sui suoi canali social. “L’alto senso dello Stato del generale Dalla Chiesa e di tutti coloro che hanno combattuto il fenomeno mafioso è di monito a tutti. Il miglior modo per celebrarli”, ha concluso Valditara, “è rinnovare quotidianamente la lotta per la legalità contro ogni mafia”.

Il messaggio del presidente Mattarella

A intervenire con un messaggio anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha evidenziato come dalla Chiesa “si dedicò, con lucidità e tenacia, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia. […] Il suo prezioso lascito e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze”.

Il ricordo della premier Meloni

“A distanza di 44 anni, il suo esempio continua a parlarci con una forza straordinaria”, ha scritto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Coraggio, senso del dovere, amore per l’Italia: valori che dalla Chiesa ha incarnato senza mai arretrare, anche quando sapeva di essere nel mirino. Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato. Ma significa soprattutto rinnovare un impegno: non lasciare mai soli coloro che ogni giorno combattono la mafia, difendono la legalità e servono la Nazione. L’Italia non dimentica Carlo Alberto dalla Chiesa”, ha assicurato Meloni. “E non dimentica chi ha dato la vita per difenderla”.

Le parole del governatore Schifani

Per il presidente della Regione siciliana Renato Schifani il generale “rappresenta una testimonianza ancora attuale e concreta di tenacia e spirito di servizio nella lotta alla mafia. La sua fedeltà ai valori dello Stato costituisce un modello che, giorno dopo giorno, deve ispirare chi opera nelle istituzioni. Con la stessa gratitudine, ricordiamo la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, che condivisero con lui un percorso di vita e professionale. È anche grazie all’impegno del generale dalla Chiesa, in un contesto difficile come quello dell’epoca, se oggi la mafia è più debole“.

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