Quanti studenti non si avvalgono dell’ora di religione? Come ha fatto negli anni passati, per il quarto anno consecutivo l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) ha richiesto e ottenuto dati provenienti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dalle province autonome di Trento e Bolzano.
Dai dati emerge che il numero degli studenti che scelgono di non avvalersi dell’Irc cresce in maniera costante e al ritmo di circa l’1% annuo. E anche nell’anno scolastico 2024/25 sono cresciute dell’1% le scelte di non frequentare le lezioni di religione: il 17,7% in più, contro il 16,7% dello scorso anno.
L’aumento è di 42mila studenti, dato ancora più significativo a fronte del calo di 120mila unità della popolazione studentesca complessiva.
Emerge un’Italia a due velocità, con aree di forte allontanamento dall’ora di religione cattolica e altre dove sembrano esserci fattori che lo impediscono.
In sette regioni più di uno studente su quattro non si avvale dell’Irc: Valle d’Aosta (34,46%), Emilia Romagna (30,65%), Toscana (30,60%), Liguria (30,10%), Lombardia (27,22), Piemonte (27,02%) e Friuli Venezia Giulia (26,74%).
Per le province, in sei casi si sale ad almeno uno su tre: Firenze (40,33%), Bologna (38,91%), Prato (36,65), Trieste (36,31%), Aosta (34,46%) e Gorizia (34,27%). Rispetto all’anno precedente l’aumento è generalizzato, con 16 province che registrano un incremento che supera i due punti percentuali e solo in cinque casi si ha una lieve flessione.
Focalizzando l’analisi sui Comuni con più di 25mila abitanti si registrano tre casi di sorpasso laico: Monfalcone (Go, 57,48%), Pinerolo (To, 54,66%) e Firenze (50,85%). Altri sei Comuni mostrano percentuali superiori al 45%: Sesto Fiorentino (Fi, 49,56%), Lugo (Ra, 49,11%), Bologna (46,92%), Casalecchio di Reno (Bo, 46,86%), Aosta (46,50%) e Scandicci (Fi, 45,29%). In fondo alla classifica troviamo per le regioni la Basilicata (3,26%) e per le province Potenza (2,71%). Tra i Comuni con almeno 25mila abitanti ci sono cinque casi in cui a non frequentare le lezioni confessionali è meno dell’1% degli studenti: Castellammare di Stabia (Na), Adrano (Ct), Casoria (Na), Volla (Na) e Gragnano (Na).
“Sempre più famiglie e studenti – dichiara Roberto Grendene, segretario dell’Uaar – scelgono di non frequentare l’ora di religione cattolica, nonostante l’esercizio di questo diritto troppe volte sia ostacolato dalla mancanza di valide alternative e da pressioni anche interne al sistema scolastico. Per la Cei si tratterebbe di una libera scelta ma non è affatto così: mettiamo l’Irc in orario extrascolastico, come capita a tutte le attività facoltative, e vediamo come va a finire”.
L’anno scorso a commentare la tendenza alla riduzione del numero di alunni che si avvalgono dell’ora di religione cattolica era stato Orazio Ruscica, leader dello Snadir, il primo sindacato dei prof di religione cattolica: il sindacalista aveva replicato all’Uaar sostenendo prima che avrebbe recuperato i dati degli alunni che si avvalgono della disciplina “in modo parziale e ‘sospetto’” e poi che l’analisi fornita è “parziale e fuorviante”, perché “è facile dire che ci sono 1 milione e 164 mila studenti che dicono no e tirare fuori le percentuali di un teorico aumento.
Un po’ più serio – sostiene Ruscica – sarebbe invece dire che aumentano nelle nostre scuole anche ragazze e ragazzi di altre religioni e magari (ma con loro è chiedere troppo…) citare anche quanti continuano a dire sì a questo insegnamento!”.