Polemica in una scuola toscana in tempo di Pasqua: l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) ha diffidato l’istituto perché aveva organizzato il tradizionale giro di benedizioni pasquali che da sempre viene consentito all’asilo, alle elementari e alle medie, senza ovviamente alcun obbligo da parte degli studenti.
Come riporta La Nazione, la dirigente scolastica ha stilato un calendario con giorni e orari di visita del parroco per le benedizioni nel mese di marzo. Qualcuno non ha gradito, allertando la sede nazionale dell’Uaar che ha subito agito con un avvocato.
“L’intento dell’Istituto – ha detto la dirigente – è stato quello di dare continuità a una consuetudine radicata da oltre vent’anni nel territorio, nel pieno rispetto del diritto allo studio di tutti gli alunni, sia di coloro che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica sia di coloro che non se ne avvalgono. L’iniziativa, deliberata dal consiglio di istituto, era stata impostata tenendo conto delle diverse sensibilità presenti nella comunità scolastica, garantendo il regolare svolgimento delle attività didattiche”.
“A seguito della diffida pervenuta da parte dell’Uaar, il consiglio di istituto ha condiviso la sospensione delle attività programmate. Tale decisione è stata assunta con dispiacere e con senso di responsabilità per preservare il clima sereno, collaborativo e rispettoso che da sempre caratterizza la comunità scolastica”.
Anche il sindaco ha detto la sua: “Ho seguito la vicenda confrontandomi sia con la dirigente sia con il parroco. Comprendo il dispiacere di molti genitori per una tradizione sentita, ma siamo di fronte a una situazione delicata che richiama il rispetto delle norme e delle responsabilità di chi è chiamato a decidere nell’ambito scolastico, anche alla luce della diffida ricevuta. Dispiace perché polemiche del genere in una comunità come la nostra non si sono mai verificate. Al di là della fede e delle sensibilità di ciascuno, resta fermo il principio della laicità della scuola che si basa sulla libertà religiosa e sul pluralismo confessionale garantito dalla nostra Costituzione”.