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Ordine del giorno 8 per mille: forse cambia poco

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Il colpo di scena sull’8 per mille al quale si è assistito alla Camera il 29 settembre scorso sta già creando un vivace dibattito, soprattutto perché sulla votazione di un ordine del giorno la maggioranza di Governo è stata battuta.
Ma la questione merita di essere approfondita.
Nel corso dell’esame del disegno di legge sulla ripartizione dell’8 per mille l’opposizione ha presentato un proprio ordine del giorno con il quale il Governo viene impegnato a “modificare la legge 20 maggio 1985, n. 222, sull’otto per mille al fine di consentire ai cittadini di indicare esplicitamente la ‘scuola pubblica’ come destinataria di una quota fiscale dell’otto per mille da utilizzare d’intesa con enti locali per la sicurezza e l’adeguamento funzionale degli edifici e a pubblicare ogni anno un rapporto dettagliato circa l’erogazione delle risorse e lo stato degli interventi realizzati”.
L’ordine del giorno è stato approvato con 247 voti a favore e 223 contrari, nonostante il parere negativo espresso da Carlo Giovanardi per conto del Governo.
Va detto, ad onor del vero, che – sul piano pratico – un ordine del giorno di uno dei rami del Parlamento vale abbastanza poco e non significa che domattina, o fra sei mesi, la legge venga davvero modificata.
E sbaglia anche chi pensa che – se l’ordine del giorno si dovesse trasformare in una disposizione di legge – si potrebbero risolvere i problemi dell’edilizia scolastica.
Le risorse che ne deriverebbero sarebbero molto, troppo, modeste se messe a confronto con le esigenze reali.
Ma c’è di più: durante il dibattito che si è sviluppato in aula, lo stesso Partito democratico, per bocca dell’onorevole Rosa De Pasquale, ha precisato che quando si parla di scuola pubblica ci si riferisce ovviamente sia alla scuola statale sia a quella paritaria. L’intervento di De Pasquale – applaudito dai deputati del PD ma anche dell’Udc e dell’Italia dei Valori – ha messo un po’ in imbarazzo Carlo Giovanardi che aveva motivato il parere negativo del Governo proprio per una presunta disattenzione dell’ordine del giorno nei confronti del sistema paritario.
L’effetto pratico di una eventuale traduzione in legge dell’ordine del giorno potrebbe essere molto simile a quello della norma sulle “sezioni primavera”: voluta forse per migliorare il funzionamento della scuola dell’infanzia statale, in realtà la norma è servita in questi anni quasi esclusivamente per finanziare progetti di ampliamento del servizio gestiti da enti privati o – nella migliore delle ipotesi – dagli Enti Locali.