Home Archivio storico 1998-2013 Attività parlamentare P A: calano i costi, ma servizi a rischio

P A: calano i costi, ma servizi a rischio

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Se per un verso la spesa nella pubblica amministrazione per gli stipendi è scesa dell’1,2%,dall’altro c’è il rischio che i servizi resi ai cittadini ne risentano e col tempo, e quando l’emergenza sarà finita, si potrebbe compromettere tutta l’impalcatura pubblica e verificare effetti di rimbalzo ancora più gravi. Questa in sommi capi l’analisi della Ragioneria generale dello Stato.
In particolare la Ragioneria, nel rapporto sulla Spesa delle Amministrazioni Centrali dello Stato (e senza tenere conto degli effetti dei decreti della spending review) si riferisce agli effetti del blocco della contrattazione collettiva per il triennio 2010-2012, al blocco per gli anni 2011-2013 dei trattamenti economici individuali al livello dell’anno 2010, al limite del 20% al turn over, alla sterilizzazione per il triennio 2011-2013 degli effetti economici delle progressioni di carriera, alla limitazione delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale.
La gestione degli effetti di questi provvedimenti, spiega la Ragioneria generale dello stato ”richiederà una conduzione molto attenta della fase di ripresa, tenuto anche conto che gli assetti retributivi ed ordinamentali in vigore prima della crisi potrebbero non garantire andamenti compatibili con la situazione economico-finanziaria post crisi, contraddistinta dalla necessità di coniugare il rilancio della crescita economica con un accentuato rigore fiscale”.
Secondo la Ragioneria le cause prime dello squilibrio odierno sono imputabili alle gestioni passate: “con riferimento all’esperienza passata di controllo della spesa, si riscontra l’assenza di un indirizzo politico unico e coerente sia per quanto concerne la limitazione delle assunzioni, sia riguardo ai trattamenti economici, con particolare riferimento all’individuazione di risorse aggiuntive per specifiche categorie di personale o amministrazioni”.
Fra l’altro, sempre per quanto concerne l’occupazione pubblica, ”oltre a prendere atto che una sua riduzione non può prescindere da interventi limitativi nei grossi e più sensibili in termini di impatto sociale di comparti di contrattazione (Scuola, Servizio Sanitario Nazionale, Regioni ed autonomie locali e Corpi di Polizia e Forze Armate), sarebbe opportuno accertare l’effettiva necessità dell’aumento riscontrato del personale con qualifica dirigenziale, nonchè l’appropriata gestione delle progressioni di carriera del personale non dirigente”.

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