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Parità scolastica e buono-scuola

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A pochi giorni di distanza dalla Lombardia, anche il Veneto vara un provvedimento legislativo che introduce il meccanismo del buono-scuola.
In Veneto il provvedimento assume anche un particolare significato simbolico dal momento che si tratta addirittura del primo disegno di legge della nuova Giunta Regionale.
La legge, che potrebbe essere approvata già entro l’autunno in modo da entrare in vigore con l’anno scolastico 2000-2001, sarà inizialmente finanziata con uno stanziamento di 14 miliardi, in modo da coprire il 25% delle spese di almeno il 60% delle 24 mila famiglie aventi diritto.
In pratica ciascuna famiglia con un figlio iscritto ad una scuola non statale potrà ottenere un contributo annuo che varia dalle 500 mila lire per la scuola elementare al milione per la scuola media inferiore fino al milione e mezzo per la scuola superiore.
Intanto continuano le polemiche sulla analoga legge adottata dalla Regione Lombardia. All’indomani dell’approvazione del provvedimento – non più di 15 giorni fa – Rifondazione Comunista aveva sollevato persino l’ipotesi della incostituzionalità poichè, di fatto, gli alunni delle scuole pubbliche sono esclusi da ogni forma di beneficio.
Il regolamento approvato in Lombardia prevede infatti un buono pari al 25% delle spese sostenute, ma introduce anche una franchigia di 400 mila lire che non consente, nei fatti, di assegnare il buono anche agli studenti delle scuole statali in quanto le spese ammesse sono solamente quelle per le tasse e i contributi.
Ma, nei giorni scorsi, rispondendo in Parlamento ad una interrogazione dei Comunisti Italiani, il Ministro De Mauro aveva praticamente promosso l’iniziativa lombarda escludendo che il provvedimento metta in atto "discriminazioni tra gli allievi che frequentano le scuole non statali e quelle statali".
Intervento di De Mauro al quale ha subito replicato Pierangelo Ferrari che, a nome del gruppo ds della Regione Lombardia, ha inviato una lettera al ministro sottolineando che il buono-scuola è un "provvedimento discriminatorio" e annunciando la richiesta di una modifica sostanziale della norma.