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Il Pd attacca Di Maio: annunci riforme inattuabili, costano 140 miliardi l’anno. Manca la L.107/15

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“I 20 punti di Luigi Di Maio? Costano almeno 140 miliardi all’anno, solo per quanto riguarda le misure quantificabili o quantificate. Quanto 7 manovre finanziarie, ma in un solo anno”. A dirlo è il deputato Pd Michele Anzaldi, che avvicina il programma del candidato leader grillino ad “Alice nel paese delle meraviglie”.

Il programma del M5S avrebbe costi esorbitanti

Secondo Anzaldi, “tra reddito di cittadinanza (28,7 miliardi per Lavoce.info, una quantificazione comunque al ribasso visto che viene annunciata come misura universalistica e potrebbe arrivare ben al di sopra del doppio), quota 100 e quota 41 per le pensioni (20 miliardi), 50 miliardi di investimenti promessi “nei settori strategici”, 17 miliardi alle famiglie, 20mila assunzioni annunciate (1 miliardo), riduzione Irpef (almeno 12 miliardi, ma non è quantificata) e no tax area fino a 10mila euro (6 miliardi), si arriva a quasi 140 miliardi all’anno”.

“Poi – prosegue l’esponente Pd – ci sono diverse “altre misure annunciate, ma di cui non si conosce il costo: la cosiddetta pensione di cittadinanza, manovre cosiddette choc per le imprese, l’annuncio dell’aumento della spesa sanitaria, assunzione di 200mila netturbini e operatori del settore rifiuti. Si arriverebbe a 200 miliardi, quantomeno”.

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“Il tutto dovrebbe avvenire – dichiara ancora il democratico – con la riduzione di 40 punti del rapporto debito/Pil, un’operazione che da sola costerebbe altre decine di miliardi. Ma c’è anche l’abolizione del precariato e la riduzione della durata dei processi, tra gli impegni ‘concreti’ del Movimento 5 stelle”.

“Siamo al libro dei sogni”

L’attacco di Anzaldi a Di Maio si conclude con una battuta velenosa: “Manca solo la promessa che tutte le 20 squadre di calcio di Serie A vinceranno lo scudetto, nello stesso campionato. Dove si prendono queste decine e centinaia di miliardi? Sorprende che un tale libro dei sogni possa essere preso sul serio”.

Una curiosità: tra i costi altisonanti citati dal democratico non risulta l’abolizione della Buona Scuola, che lo stesso Luigi Di Maio ha confermato di voler cancellare conversando con La Tecnica della Scuola. Forse perché viene considerata un’operazione senza spese?