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Pei, il GLO si esprimerà con un voto

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Quello che fino a ieri era un dubbio, oggi trova conferma nel comunicato pubblicato dalla FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che rappresenta, nell’Osservatorio Scolastico, diverse Associazioni di genitori di alunni con disabilità. 

Il GLO, gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, ovvero il gruppo incaricato per la elaborazione del PEI (Piano educativo individualizzato), sarà chiamato ad esprimersi attraverso un voto. Il PEI non sarà più frutto di “elaborazione congiunta”, come stabiliva il decreto applicativo della legge 104/92, il DPR 24/2/1994, sarà, al contrario, sottoposto ad approvazione, con il conseguente rischio di una esclusione dei genitori dal processo decisionale riguardante il proprio figlio.

Pare, tuttavia, che fra le molte le questioni sollevate dalla FISH (si rimanda alla “Bozza di Linee guida per la compilazione del Nuovo PEI”, in http://www.superando.it/files/2020/09/fish-linee-guida-pei.pdf), non vi sia una preoccupazione in merito all’introduzione della votazione.

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La Federazione, sulla base di norme non citate, afferma che il voto, in sede di GLO è stato “riconosciuto in modo unanime e indiscusso da tutti sino ad oggi”; non è così. Nella scuola il GLO non si è mai espresso tramite un voto nella predisposizione del PEI: si è sempre cercato, seppur talora con difficoltà, di trovare una condivisione, con la piena partecipazione di tutti i componenti del gruppo di lavoro.

Il documento riserva altre novità, alcune preoccupanti, che il nuovo modello di PEI introdurrà nella scuola dell’inclusione: la burocratizzazione del GLO, l’introduzione dell’esonero e la riduzione dell’orario scolastico per gli alunni con disabilità, per citarne alcuni.
Ecco in sintesi questi punti:

  • il GLO assumerebbe una nuova connotazione: da gruppo di lavoro potrebbe essere trasformato in organo collegiale; lasciano trasparire questa nuova impostazione più passaggi che il documento della FISH richiama:o l’espressione di voto, il diritto di voto, non riconosciuto a tutti i componenti, la nomina formale dei componenti da parte del D.S., l’approvazione di un verbale, l’assenza della firma, nel momento della definizione del PEI, da parte di tutti i componenti del GLO (la firma è prevista unicamente a fine anno scolastico);
  • gli obiettivi educativi, seppur condivisi da parte dei componenti del GLO, vengono attribuiti in via “esclusiva” ai soli docenti: ciò significa violare il diritto-dovere dei genitori ai quali la Costituzione affida l’educazione dei figli (art. 30);
  • l’introduzione “dell’esonero da alcune materie o attività esterna alla classe”: ciò significa prima di tutto non riconoscere la persona nella sua unicità e, al tempo stesso, non prevedere più la piena partecipazione alla vita della classe. Chi potrà avere diritto di “stare in classe”? Solamente coloro che sono riconosciuti scolasticamente adeguati? Come non pensare che ciò porterà, inevitabilmente, a ricostituire “gruppi di alunni” assimilabili alle classi differenziali? Va anche considerato che, nella secondaria di secondo grado, l’esonero dall’insegnamento di una o più discipline potrebbe precludere, in seguito, il passaggio a un percorso semplificato. Come non ravvisare in tutto ciò una palese discriminazione nei confronti degli alunni con disabilità (legge 67/2006)?
  • la riduzione dell’orario scolastico: come nel precedente punto, anche la riduzione dell’orario di frequenza lede il diritto allo studio dell’alunno con disabilità che, come puntualizza il comma 4 dell’art. 12 della legge 104/92, va garantito e non può essere impedito da difficoltà connesse con la condizione di disabilità. Anche in questo caso, come non ravvisare una palese discriminazione nei confronti degli alunni con disabilità (legge 67/2006)?I punti qui riportati sono ampiamente sintomatici di un orientamento, che pare più proteso a escludere gli alunni con disabilità dal percorso formativo, piuttosto che a garantire loro l’effettiva partecipazione alla vita scolastica.
    A ciò si aggiunga la palese riduzione della partecipazione della famiglia al processo decisionale, anche in relazione alla definizione degli obiettivi educativi.Facciamo nostra gran parte delle preoccupazioni che la Fish denuncia nel suo documento, discostandoci, invece, dalla questione dell’approvazione del PEI, che deve restare un documento condiviso, frutto del lavoro sinergico e del confronto con la famiglia, quale protagonista attiva.

Giuseppe Argiolas – Consigliere Nazionale CIIS

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