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Pensioni, inimmaginabile lavorare tutti fino a 70 anni: i sindacati non si arrendono

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“Lavorare fino a 70 anni per tutti è inimmaginabile. Credo che questa situazione vada analizzata meglio, e infatti c’è un tavolo aperto con il governo”.

Il tavolo tornerà a riunirsi “tra fine agosto e i primi di settembre”. E il discorso non è chiuso, come invece sostiene il Governo.

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A dirlo, a colloquio con La Repubblica il 19 agosto, è stata la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, commentando l’intenzione dell’Esecutivo Gentiloni di puntare sugli incentivi per assumere gli under 35 e abbandonare quelli che avrebbero potuto favorire il turn over. Assecondando, in questo modo, l’innalzamento progressivo della soglia anagrafica per accedere alla pensione di vecchiaia, destinata ad arrivare a 67 anni tondi già dal 1° agosto 2019 e poi man mano sino alle soglie dei 70 anni nel giro di non troppi lustri.

“L’Ape sociale e l’Ape volontaria – sostiene la sindacalista – sono meccanismi di flessibilità per l’anticipo in uscita, ma intanto il meccanismo dell’aspettativa di vita va avanti come se nulla fosse (anche quando l’aspettativa di vita si riduce ndr). Credo che invece fermarsi e valutare sia importante, anche per dare prospettive ai giovani. Ed è inaccettabile che questa esigenza debba essere messa in contrapposizione agli incentivi per le assunzioni giovanili che il governo intende varare, invece mirano entrambi a dare al Paese la spinta per crescere”.

 

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“Non abbiamo chiesto la cancellazione del meccanismo sull’aspettativa di vita – continua Furlan confermando quanto scritto      qualche giorno fa dalla Tecnica della Scuola -. Abbiamo chiesto invece di ripensarlo, anche perché l’aspettativa di vita non è uniforme, varia da lavoro a lavoro. Un meccanismo così draconiano andrebbe rivisitato anche in considerazione dei lavori usuranti”.

Il calcolo dell’aspettativa di vita diversificata, tuttavia, non dovrebbe favorire il corpo docente, a meno che non vengano considerate le malattie professionali, queste sì presenti in grande numero tra la categoria che opera dietro la cattedra.

Il fatto, comunque, che siano stati presi in considerazione, all’interno dell’Ape Social, anche i maestri della scuola dell’infanzia, potrebbe essere un segnale positivo. Quello a cui si aggrappano pure i sindacati.

 

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