Home I lettori ci scrivono Per conoscere i dati dei contagi nelle scuole bisogna usare il FOIA?

Per conoscere i dati dei contagi nelle scuole bisogna usare il FOIA?

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“Le scuole sono luoghi sicuri”: a me sta venendo l’orticaria al solo sentir ripetere questa affermazione apodittica.

Perché apodittica? Perché la realtà delle scuole (almeno di quella in cui lavoro e quelle che conosco direttamente) tutto garantisce tranne che la certezza non solo del rispetto delle misure di sicurezza ma,banalmente, anche la certezza di un dato elementare ed aggregato e cioè quello dei contagi complessivi che interessano la popolazione scolastica del singolo istituto.

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A tutto concedere, infatti, ancor prima di potere e voler stabilire se i contagi sono avvenuti in ambiente scolastico o, invece, familiare o comunque extrascolastico bisognerebbe poter disporre di un dato preliminare,

Quanti contagi ci sono alla data odierna nella scuola “X” del Comune “Z”?

E’ un facile esercizio a cui si possono dedicare i lettori de “La Tecnica della scuola”.

Siete in grado di sapere il numero (non i nomi dei contagiati o altri elementi che consentano la identificazione, vietata, dei colpiti da COVID 19) dei contagiati presenti nella scuola di vostro figlio o in quella in cui lavorate come docente o personale ATA?

L’esperienza mi dice che questo semplice tentativo è destinato a fallire perché, normalmente, nessun dirigente scolastico sente in dovere di pubblicizzare (con tutte le cautele della normativa della privacy e la necessità di evitare di commettere il reato di “procurato allarme”) il susseguirsi dei contagi nella propria scuola.

Se vi venisse il dubbio che scriva sciocchezze, scegliete tre siti di scuole e verificate i loro albi.

Allora la domanda è: bisogna azionare il FOIA (l’accesso civico generalizzato) per conoscere il numero esatto dei contagiati nelle scuole?

Io sto studiando per avere la risposta certa ma ci fossero esperti (e la Tecnica ne dispone) in grado di soddisfare la “curiosità” non sarebbe male saperlo.

Senza dover interpellare, magari, il neo ministro Bianchi sul punto.

Franco Labella